Aggressione all'avvocato Longo: dalla pistola alle botte, i punti ancora oscuri dell'inchiesta

Secondo gli inquirenti non quadra la versione di Silvia Maran. Incarico a un esperto: valuterà la gravità delle lesioni inferte

PADOVA Riconvocato in procura nell’ufficio del pm Roberto D’Angelo, mercoledì pomeriggio non ha fiatato il 49enne Luca Zanon, sotto inchiesta per l’aggressione al penalista Piero Longo con la compagna commercialista Silvia Maran, 47 anni.

Si è avvalso della facoltà di non rispondere riservandosi di farlo assistito da un nuovo difensore. Lascia l’incarico l’avvocato Patrizio Ianniello (presente ieri) e subentra il collega Cesare Cicorella.

Nel frattempo il magistrato ha affidato una consulenza a un medico legale dell’Università di Trieste: dovrà valutare l’entità delle lesioni riportate dall’avvocato Longo che sembrano più serie di quanto diagnosticato nei primi giorni.

Tra queste, una fessurazione alla laringe. Del resto il 15 ottobre, nel corso del primo interrogatorio davanti al pm, Zanon aveva ammesso di essere riuscito a fermare il legale assestandogli un forte colpo all’altezza della gola.

Non quadra la ricostruzione fornita agli inquirenti da Silvia Maran. Gli elementi finora raccolti, le ferite accertate e le traiettorie dei colpi sparati da Longo, sembrano raccontare una dinamica in parte diversa.

Sarebbe stata la donna la più aggressiva tra i due, pronta a sferrare pugni e colpi dagli effetti devastanti sul viso del legale che ha riportato diverse fratture.

Inoltre se è vero che Longo, dopo aver risposto al citofono, ha aperto il portoncino del suo palazzo impugnando una delle sue pistole (è noto che gira armato con regolare porto d’armi), dopo aver esploso un colpo a salve avrebbe fatto un passo indietro per richiudere la porta. Niente da fare: uno dei due aggressori ha piazzato un piede tra la porta e lo stipite e Maran, sferrando un calcio, sarebbe entrata di prepotenza. Poi all’interno dell’androne dove è avvenuto il corpo a corpo fra l’avvocato Longo da una parte, Zanon e Maran dall’altra, quest’ultima aveva raccontato di aver trattenuto (o cercato di trattenere) il penalista da dietro per consentire al compagno di sfilare l’arma.

I due temevano che potesse essere usata contro di loro, hanno insistito. In effetti l’avvocato Longo ha esploso altri due colpi (non a salve), il primo in alto verso il portoncino, il secondo in direzione del pavimento. Il medico legale dovrà pure analizzare una macchia di sangue trovata sulle scarpe di uno dei due aggressori.

All’esterno si trovava la 31enne Rosanna Rosy Caudullo, la studentessa padovana di una scuola di notariato di Roma, al centro della vicenda: è indagata per concorso negli stessi reati contestati ai due (lesioni volontarie, rapina avendo i due sottratto l’arma e porto in luogo pubblico della pistola).

Interrogata nei giorni scorsi, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Silvia Maran, invece, aveva spiegato che l’amica quella sera era decisa a un chiarimento con “P” (come chiamava Piero Longo tanto che i due avrebbero ignorato fosse il noto legale): da giugno l’uomo l’aveva pure bloccata sul cellulare e non si dava pace.

Da qui la decisione di raggiungerlo a casa la sera dell’1 ottobre intorno alle 23 in un estremo tentativo di parlargli scortata dai due Al Mattino, Rosy si è limitata a dichiarare: «per me era come un padre». —
 

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