Omicidio Noventa. Freddy era armato fino ai denti. Duro confronto con Verde

Udienza in tribunale per l'ex camionista condannato per l’omicidio di Isabella. Il maresciallo sentito in aula: «A lui e Debora ci penserà il Padre eterno»

PADOVA. 


Armato fino ai denti. Coltivava una forte passione per le armi Freddy Sorgato, il camionista-ballerino 51enne, condannato a 30 anni (in primo e secondo grado) per l’omicidio dell’ex fidanzata Isabella Noventa. Tanto da dormire con una delle sue pistole nascosta sotto il guanciale. E non una pistola qualunque, una calibro 357 Smith & Wesson. È quanto emerso ieri nel processo a carico di Freddy, che si sta celebrando davanti al tribunale di Padova (presidente il giudice Mariella Fino).


Un tempo amato dalle donne che frequentavano le sale da ballo, oggi Freddy è irriconoscibile: lunghi capelli argento raccolti in una coda di cavallo, abiti casual, mascherina chirurgica sul viso e l’aria di un uomo che può solo ricordare da lontano i “bei tempi”.

È sempre rimasto seduto accanto al difensore, l’avvocato Cristiano Pippa. Solo a fine udienza ha potuto incrociare lo sguardo della sorella Debora che, giunta dal carcere di Verona, ha atteso per ore in una cella di sicurezza del Palazzo di giustizia: il suo interrogatorio è slittato ritenendo opportuno la nomina di un nuovo difensore (imputata di concorso in alcuni reati contestati al fratello, aveva patteggiato un anno difeso dal legale Pippa).

Ma se con Debora è stato un incrocio di sguardi momentaneo, Freddy ha dovuto per forza affrontare l’ex compagno della sorella, il maresciallo Giuseppe Verde, una vita privata (e professionale) devastata dopo l’inevitabile coinvolgimento mediatico nell’indagine sul delitto Noventa (nulla c’entra con l’omicidio).

Mascherina sul volto, barba argento, ha risposto con puntualità alle domande del pm Giorgio Falcone. Fuori dall’aula, la tensione ha un po’ preso il sopravvento: «Non parlo... Sono stato massacrato mediaticamente... Freddy? Non l’ho neanche guardato, mi hanno rovinato la vita quei due...». Nessun altro commento se non «a loro ci penserà il Padre eterno», poi via dopo mezz’ora di testimonianza.

Freddy deve rispondere di non aver denunciato il trasferimento di armi comuni da sparo dalla casa della madre (a Noventa in via Vivaldi) alla nuova residenza, la villetta in via Sabbioni 11 ora all’asta. Si tratta di un piccolo arsenale: oltre alla calibro 357 con 125 munizioni, una Beretta 9X21 con 15 cartucce custodita in una valigetta; una 38 Colt Special trovata in taverna e un fucile (ereditato dal padre) sistemato sopra un armadio, oltre a 298 munizioni per la 9X21 e 180 per la Colt, per un totale di 603, ovvero 400 munizioni in più rispetto al limite consentito (200); sempre in casa aveva uno storditore elettrico e un coltello a scatto, nella sua Audi un tirapugni (per queste ultime è contestata la detenzione di armi bianche).

È anche sospettato di essere il reale proprietario delle armi nascoste da Debora dentro uno scatolone custodito in un armadio dell’appartamento del maresciallo Verde: lui e la Sorgato abitavano in una palazzina, nello stesso pianerottolo ma in due alloggi diversi. Il 7 marzo 2016 (3 settimane dopo l’arresto dei Sorgato) la scoperta: «Stavo facendo le pulizie, aprii l’armadio e nello scatolone dove Debora teneva le sue cose» ha ricordato Verde, « Vidi uno zainetto con i soldi (124.980 euro) e una lettera di Rosanna a Freddy (era l’ex fidanzata). Mi fermai e chiamai il mio superiore come era d’obbligo essendo ufficiale di polizia giudiziaria. Arrivarono i colleghi: fui io a invitarli a controllare tutta la casa e a chiedere di parlare con il pm titolare dell’inchiesta sull’omicidio... Pensai subito che a casa mia fosse stato nascosto qualcosa di non lecito per evitare che fosse trovato».

C’erano anche una pistola Beretta calibro 7,65, 14 proiettili, una pistola Astra calibro 9X19 modello 600, 93 cartucce calibro 7.65, 53 cartucce calibro 9, mai denunciati. —
 

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