Coronavirus, il direttore sanitario di Padova: «La sfida in ospedale è fronteggiare il virus senza penalizzare l’assistenza ordinaria»

Daniele Donato guida la task force Covid: fondamentale frenare l’escalation di ricoveri 

PADOVA. Sorpresi un poco, impreparati affatto. La seconda ondata di infezioni da Covid 19 e l’esponenziale incremento di positivi - e ricoveri - avranno anche giocato d’anticipo rispetto alle previsioni, ma è un effetto sorpresa a metà. Almeno per l’organizzazione che l’Azienda Ospedale Università di Padova si è data, forte di un modello flessibile che sin dai primi mesi di emergenza sanitaria è andata costruendo, intercettando di volta in volta la risposta più efficace alle necessità imposte dall’epidemia. È forte di questo modello che il direttore sanitario Daniele Donato affronta la situazione che va delineandosi giorno dopo giorno in un ospedale che nel giro di poche settimane è passato da una decina a oltre cinquanta pazienti Covid positivi, e che gli permette di guardare con pacata sicurezza anche agli scenari più grigi che un futuro non troppo in là può riservare.

Direttore come è oggi la situazione in Azienda ospedaliera?


«Abbiamo 45 posti letto occupati a Malattie infettive, tutti concentrati nella stessa palazzina e 16 pazienti in Terapia intensiva. Stiamo assistendo da una settimana a un crescendo esponenziale dei ricoveri, ma per ora questo incremento pesa prevalentemente sull’area di Malattie infettive. Ovviamente è uno scenario che può cambiare in ogni momento».

Come vi preparate ad affrontare un nuovo scenario emergenziale?

«Se emergenza sarà, avrà caratteristiche molto diverse rispetto a quanto successo nella prima fase. Per quanto attiene il nostro ospedale, fermo restando il piano regionale a cui dobbiamo attenerci, abbiamo un modello organizzativo che fa della flessibilità il suo punto forte. Siamo in grado di adattare la struttura, intesa come spazi e personale, alle esigenze che il Covid ci pone davanti, in tempi molto rapidi. Per far sì che questo modello funzioni è necessario un monitoraggio costante e puntuale della situazione, motivo per cui riuniamo la task-force Covid ogni due giorni».

State registrando maggiore pressione sul pronto soccorso?

«Gli accessi sono costanti e in numero elevato, ma non ci sono picchi di rilievo in questi giorni. Ci sono percorsi dedicati per i pazienti con sintomatologia Covid a cui vengono effettuati sia i test rapidi che quelli molecolari. C’è una pressione costante ma ancora gestibile».

A proposito di personale, registrate carenze?

«L’Azienda non ha mai avuto tanto personale come in questo periodo e questo grazie ai reclutamenti che abbiamo potuto fare su autorizzazione della Regione proprio per fronteggiare il Covid, sia nel comparto che sul fronte dei medici».

Ci sono positivi tra il personale?

«Abbiamo 35 casi di contagio su quasi ottomila dipendenti, pari allo 0,4%, percentuale bassissima e la sorveglianza è costante».

Quanti tamponi fate mediamente?

«Una media di 650 al giorno, di cui 250 su minori. Abbiamo sfondato quota 600 mila».

Quale aspetto della gestione di una nuova ondata preoccupa maggiormente?

«C’è una differenza sostanziale rispetto alla prima fase: oggi abbiamo un ospedale che sta lavorando a pieno ritmo in ogni ambito, mentre in primavera l’attività ambulatoriale era stata drasticamente ridotta, così come erano ridotti i ricoveri e gli accessi al Pronto soccorso. Siamo quindi impegnati su due fronti, quello dell’assistenza ordinaria e quello dell’assistenza Covid».

Possono coesistere?

«Dipende da come evolverà la situazione. C’è il piano regionale che determina i parametri per ridurre eventuali attività ospedaliere a fronte di una crescente pressione da Covid. E questo è un altro punto di forza rispetto alla prima fase, ovvero un sistema di rete per gli ospedali che fa capo alla Regione con una visione più ampia e omogenea».

Questa seconda ondata si caratterizza anche per un maggior numero di ricoveri di bambini positivi al coronavirus. È motivo di preoccupazione?

«Un crescente numero di ricoveri in Pediatria potrebbe diventare un problema per via degli spazi ridotti a disposizione, ma stiamo aspettando a giorni l’arrivo dei container già ordinati proprio per dare sfogo all’assistenza pediatrica. Potranno essere utilizzati preferibilmente per attività ambulatoriale, riservando la struttura interna ai ricoveri».

Insomma, un sistema che regge, ma fino a quanto?

«Dipende da tutti, nessuno si senta escluso. Mascherina, igiene delle mani, distanziamento e vaccino contro l’influenza: il sistema regge se i ricoveri non sfondano e per questo serve il contributo responsabile di tutti». —
 

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