Al via in Fiera Auto d’Epoca, ma gli hotel di Padova sono vuoti

Gli albergatori: «Per la prima volta molte stanze libere e manca l’effetto traino anche della mostra di van Gogh»

PADOVA Al via Auto e Moto d’Epoca in Fiera ( fino al 25 ottobre), ma gli alberghi sono vuoti. «Siamo al 50-60% e siamo alla vigilia di una delle Fiere più redditizie» dicono dal Galileo. E al Mantegna: «Purtroppo le stanze vuote sono molte e non era mai accaduto».

Caterina Pettenello, titolare dell’hotel alla Fiera spiega: «Gli altri anni, a quest’ora, c’era la coda, mandavamo gente negli altri alberghi. Questa è una tragedia. Ma sono una persona che vede il bicchiere sempre mezzo pieno e dunque dico, prima di tutto, che il confronto con agli anni precedenti – che non sapevamo manco cosa fosse una pandemia – non si può fare ed è avvilente farlo. Non c’è un termine di paragone se consideriamo che le stanze le prenotavano di anno in anno e che, normalmente, non solo oggi, ma anche ieri, la settimana scorsa e un mese fa non avremmo avuto camere libere. Invece ad oggi ho 6 stanze su 15. E la stessa cosa è accaduta per l’apertura della mostra tanto attesa di Van Gogh: noi abbiamo ospitato solo una coppia che festeggiava così i 45 anni di matrimonio.

Per di più per la Fiera di auto e moto d’epoca noi abbiamo sempre avuto gli espositori che, appunto, hanno sempre prenotato di anno in anno. Così avevano fatto l’anno scorso, ma da settimane hanno iniziato a disdire perché non se la sentono di partecipare: non ci sono i numeri dei soliti anni. Di stranieri manco l’ombra. Solo un affezionatissimo tedesco dovrebbe venire e ci ha scritto se serve il certificato medico perché in Germania gli hotel lo chiedono».

Eppure gli albergatori ci speravano perché sono 30 anni, da quando è nata, che la manifestazione dedicata agli appassionati dei motori vintage riempiva le stanze. «Auto e Moto d’epoca e Van Gogh avrebbero dovuto traghettarci verso la normalità – commenta Monica Soranzo, presidente degli albergatori di Padova Hotels Federalberghi Ascom Confcommercio – Invece la normalità si fa sempre più lontana». L’indagine Cerved ha rilevato che le città medie venete e lombarde stanno pagando il conto più salato, in termini di fatturato e occupazione: 32% il dato padovano. «I provvedimenti di questi giorni non aiutano – continua Soranzo – Gli alberghi non vengono toccati (se non quelli che dispongono di ristorante aperto anche ai non ospiti) ma basta il messaggio di un ministro ( “Non uscite di casa”) per dare la stura alle telefonate di disdetta».

E l’effetto temuto è il domino: «Stanno “saltando” – sottolinea il presidente dell’Ascom Confcommercio, Patrizio Bertin – convegni, congressi, spettacoli. Non dico la salute non meriti di essere al primo posto nelle preoccupazioni di chi ci governa. Dico però che se mi chiudi per decreto, per decreto devi darmi di che vivere. Un po’ quello che avviene per la pubblica amministrazione che continua a pagare gli stipendi regolarmente, nonostante i servizi alla cittadinanza non siano esattamente quelli del pre-Covid». 

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