Padova, seno senza più protesi con il trapianto di tessuti

L'equipe del professor Franco Bassetto

In Azienda ospedaliera nuove frontiere dopo il cancro, mercoledì 21 il Bra Day sulla ricostruzione

PADOVA. Una ricostruzione che non è solo anatomica, simmetrica e armonica, ma anche psicologica ed emotiva: la ricostruzione del seno nelle donne che sono state operate di tumore alla mammella non è più considerata “un optional” ma parte integrante della terapia oncologica, per un reintegro fisico e psicologico completo.

Mercoledì 21 ottobre, nell’ambito del mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno – patologia che colpisce una donna su otto – si celebra la Giornata internazionale per la consapevolezza della ricostruzione mammaria, il cosiddetto “Bra day”.

Nelle Breast Unit il chirurgo oncologo, con radiologi e oncologi, si confronta con il chirurgico plastico per progettare la ricostruzione del seno che può avvenire con tecniche diverse, sempre più spesso contestualmente alla demolizione, ottimizzando tempistiche e risultati morfofunzionali.

L’Unità di Chirurgia plastica dell’Azienda Ospedale Università di Padova, diretta dal professor Franco Bassetto, è impegnata in prima linea su questo fronte.

«Eseguiamo circa 250 interventi l’anno sulla mammella» sottolinea Bassetto, «per la maggior parte si tratta di ricostruzioni oncologiche secondarie, ovvero eseguite in fase successiva all’intervento demolitivo. C’è tuttavia un numero crescente di casi, nell’ultimo anno, che presentano caratteristiche tali da consentire l’intervento ricostruttivo contestualmente all’intervento demolitivo, quindi in un’unica seduta operatoria, posizionando una protesi rivestita da matrice dermica».

In entrambi i casi si tratta di interventi di chirurgia plastica che, come le visite di controllo che seguono, sono a carico del Sistema sanitario nazionale, e che non vanno confusi con quelli a finalità puramente estetica – in assenza di tumore – la cui spesa è a carico della paziente.

«C’è poi un ulteriore gruppo di 20 soggetti» aggiunge il professore, «che nell’ultimo anno hanno effettuato la ricostruzione del seno senza protesi utilizzando i tessuti della stessa paziente: si tratta di un vero e proprio trapianto tissutale che viene prelevato dalla zona dell’addome o della parte alta posteriore delle cosce e trasferito con tecniche microchirurgiche in sede mammaria. Si tratta di un intervento all’avanguardia che la nostra Unità propone alle pazienti tutte le volte in cui sia possibile».

Attualmente la lista d’attesa per la ricostruzione mammaria in Azienda riguarda solo ricostruzioni secondarie o differite, mentre le ricostruzioni consensuali vengono eseguite in equipe con i chirurghi senologi nei brevi tempi d’attesa delle patologie neoplastiche. L’età delle pazienti va dai 30 a 76 anni d’età.

«La ricostruzione» aggiunge la dottoressa Laura Pandis dell’équipe di Chirurgia plastica, «sortisce riscontri immediati positivi sia dal punto di vista fisico che morale e psicologico e ha un ruolo importante nella ripresa positiva dal trauma della malattia. Oggi possiamo avvalerci di interventi molto evoluti dal punto di vista qualitativo che garantiscono risultati morfologicamente gradevoli. Non mancano poi le richieste di ricostruzione da parte di donne che all’epoca dell’operazione del tumore avevano rifiutato la ricostruzione o che avevano raggiunto risultati mediocri ma che a distanza di anni accusano una penalizzazione dal punto di vista funzionale che spesso si manifesta anche con uno squilibrio della postura». —


 

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