L’incubo di un fotografo: «Negativo, anzi no. Carica virale alta»

Prima il messaggio “liberatorio” sul telefonino del padovano da parte dell’Usl, poi la telefonata del medico di base dal contenuto opposto. “Ora sono in isolamento”   

padova

Negativo, anzi positivo. Peggio: con una carica virale altissima. Nel giro di poco più di un’ora il referto sul tampone eseguito al Distretto dell’Usl 6 Euganea è mutato dalla migliore delle ipotesi alla peggiore, scatenando l’ennesimo effetto domino su un’intera famiglia e su tutti coloro che avevano avuto contatti con i suoi componenti.


Protagonista della singolare vicenda un fotografo padovano. Sabato moglie e due figliolette vanno a fare il tampone in via Temanza su indicazione del Servizio Prevenzione dell’Usl, dal momento che sono state a contatto con un soggetto risultato positivo. Domenica anche il papà va a sottoporsi al test. La sera stessa arriva il messaggio sul telefonino che “libera” moglie e bambine: tutte negative. Lunedì mattina la faccenda si ingarbuglia.

«Ho ricevuto il messaggio sul telefonino da parte dell’Usl che indicava l’esito negativo del mio tampone» racconta il fotografo, «tanto che, ritenendo di aver cancellato ogni rischio, ho accompagnato le bambine a scuola, mentre mia moglie è andata al lavoro. Dopo circa un’ora, però mi ha contattato il mio medico dicendomi che il mio tampone era positivo. Io sono ovviamente caduto dalle nuvole, ho riletto il messaggio sul telefonino temendo di essermi sbagliato. Invece diceva proprio negativo, avevo letto benissimo».

A questo punto non c’è nemmeno spazio per la rabbia, perché è la paura a prendere il sopravvento. «La prima cosa che ho pensato sono state le bambine a scuola e mia moglie al lavoro: e se anche a loro fosse stato comunicato un esito errato? E se fossero positive? Se si fossero infettate tra ieri e oggi stando a contatto con me?». Sulla questione il fotografo va a fondo. Il suo medico gli dà il numero del laboratorio di Microbiologia che ha processato il suo tampone, per avere informazioni “di prima mano”. E qui gli arriva la seconda batosta: «Non solo mi hanno confermato che sono positivo, ma mi hanno detto che il tampone registrava una carica virale altissima. Tanto che il medico mi ha chiesto come sto, perché in una situazione come la mia sarebbe opportuno il ricovero. Mi è caduto il mondo addosso».

E con questo peso sulle spalle, il fotografo ha telefonato alla moglie dicendole di tornare subito a casa e di passare a prendere le bambine a scuola, perché anche per loro scatta l’isolamento. «Io mi sono fiondato allo stadio Euganeo per sottopormi a un altro tampone» racconta il fotografo. Una volta arrivato nella struttura allestita dall’Usl per gli screening, ha trovato inizialmente qualche resistenza da parte del personale che tendeva a dare per scontato che l’informazione sulla positività dovesse ritenersi affidabile. Del caso si è però fatto carico un medico che, raccolti i dati dell’uomo, ha avviato una verifica con i tecnici informatici che gestiscono il sistema di invio degli sms con i referti. È fondamentale infatti capire se ci sia una falla che genera errori o se non si sia trattato di un errore isolato. «Ora tutta la famiglia è di nuovi in isolamento» conferma il fotografo, «e io, in attesa del nuovo esito, non posso stare a contatto con mia moglie e le bambine. Devo isolarmi in una stanza dove dovrò anche mangiare». Sperando che l’esito, negativo, arrivi il prima possibile. —

elena livieri

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