Coronavirus, a Padova esplode la rabbia di ristoratori e baristi

Appe, Ascom e Confesercenti criticano il decreto: «Regole inutili e difficili da applicare, servono controlli più severi»

PADOVA «Calato dall’alto come gli altri, nella notte, tra domenica e lunedì, e direttamente applicabile. Siamo di fronte all’ennesima imposizione e a disposizioni poco efficaci e poco controllabili che gravano gli esercenti di responsabilità. A cominciare da quella del numero dei clienti da indicare fuori dal ristorante. Siamo esterrefatti da regole inutili e di difficile applicazione».

Il primo a non mandar giù il nuovo Decreto del Governo è Filippo Segato, segretario Appe e portavoce dei ristoratori, baristi, pizzaioli padovani. «Il numero delle persone all’interno di un locale dipende dagli spazi e dal distanziamento – continua – ma anche dalle deroghe previste dall’ordinanza Zaia: conviventi, congiunti e persone che hanno rapporti interpersonali stabili (colleghi di lavoro, compagni di classe). Presumendo che il numero esposto possa servire anche in caso di controlli dell’autorità, se non corrisponde cosa rischia il titolare?».

Con il numero uno Appe anche Patrizio Bettin, presidente Ascom: «Pare che limitare e chiudere le attività sia sempre la panacea di tutti i mali – tuona – Molte sono da tempo in sofferenza, altre con poche possibilità di sopravvivenza. Il perdurare dello stato di crisi dell’economia non giova al Paese. Se un altro lockdown avvenisse in occasione del Natale, sarebbe il colpo di grazia finale. Adesso ci aspettiamo più controlli sulle situazioni fuori regola, l’azione dei sindaci e più di tutto incentivi e contributi a fondo perduto per le aziende».

Infine Nicola Rossi, presidente Confesercenti: «La misura è colma, con le nuove limitazioni saranno centinaia le piccole attività del terziario condannate alla chiusura. Per limitare il rischio contagio anziché intervenire con una vera politica di controllo della diffusione del virus, anziché potenziare il servizio sanitario (anche utilizzando le risorse previste dal MES), anziché investire nell’aumento dei tamponi, si preferisce intervenire con misure che non risponderanno se non in modo limitato e non controllabile alla diffusione del virus e si torna a colpire il mondo delle piccole imprese del commercio, della ristorazione e dei servizi alla persona. E gli effetti si vedono già: i consumatori stanno preferendo rinunciare alla serata al ristorante».

Per Confesercenti tante promesse e pochi fatti: «Stiamo ancora aspettando l’intervento di sostegno alla ristorazione con i bonus per l’acquisto di prodotti Italiani (manca ancora il decreto attuativo da agosto) e così il contributo a fondo perduto per le attività nei centri storici, come quelle padovane, in attesa di una circolare dell’Agenzia delle Entrate (sempre da agosto)». —



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