Storiche ma da buttare, nessuno vuole le auto ritrovate in via Anelli a Padova

L’asta per le due vecchie Fiat trovate in via Anelli, lunedì in via Pellico

Va deserta l’asta per due vecchie Fiat, una 600 e una Fulvia. I collezionisti: «Sarebbe stato meglio venderle a pezzi»

PADOVA. Due auto, tre potenziali compratori ma un nulla di fatto che scivola nell’oblio come l’intera vicenda dell’ex complesso Serenissima. L’asta delle macchine abbandonate nei garage sotterranei di via Anelli, che si è tenuta lunedì mattina alla carrozzeria Schiavon, si è chiusa senza offerte perché né la Fiata 600 (base d’asta 150 euro) né la Fiat Fulvia (anno 1957, forse ’58, base d’asta 250 euro) hanno convinto i collezionisti che si sono presentati.

Irrecuperabili


Erano offerte “succose” , ma solo sulla carta. «Sono letteralmente distrutte», hanno commentato in coro i partecipanti, «non valgono nemmeno questi soldi». Che non sono nemmeno tutti perché c’erano d’aggiungere un 15% per l’Asta, 20% di Iva, 200 euro ad auto per il deposito nella carrozzeria e 100 euro per il carro attrezzi.

Meglio smontarle

Il vigile Luigi, restauratore di auto d’epoca per passione, è il più deluso: «Ci sono pezzi che valgono», dice, «forse sarebbe stato più fruttuoso venderla non assemblata. Ma io non ho lo spazio dove tenerla in attesa di smontarla». Poi, con l’aria di chi sa alcune “chicche” celate dietro un ammasso di ferri vecchi vistosamente arrugginiti, indica «i pulsanti all’interno dell’abitacolo che sono rarissimi e ricercatissimi da parte degli intenditori».

E «il vetro del parabrezza da solo lo rivendi a 200 euro e almeno, altrettanto le portiere una volta rimesse a nuovo; e i fari? Sono una bellezza inestimabile».

«Io una portiera originale la rivendo a 500 euro in un istante», assicura un altro compratore. «È che non sono in alluminio, sennò avevi in mano un capitale».

Niente sconti

«La Fulvia è una bellezza», aggiunge il terzo acquirente, «se mi abbonate le spese di custodia la prendo». Non se ne parla: «Per andarle a recuperare», spiega Schiavon, «ho impiegato una giornata e un dipendente e sono qui a occuparmi spazio da mesi».

A Padova non ci sono collezionisti davvero appassionati? «Eh no!», saltano su tutti e tre. «Ci vuole la roba giusta». Nessuno compra. Grazie e arrivederci. Adesso le auto sono destinate al macero.

Non prima però di fare la loro buona azione. Ovvero finire sui banchi immaginari degli studenti dell’Accademia di restauro della Cna, della quale Sergio Schiavon è il fondatore. —


 

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