Quota 100, flop a Padova, solo 3.645 ne fanno uso

Pensioni, la misura piace solo ai dipendenti pubblici. Lo rivela un’indagine fatta da Confapi

PADOVA. Quota 100 sembra essere un flop anche nel Padovano. A dirlo è l’associazione delle piccole e medie imprese Confapi, che lo dimostra tirando in ballo il rapporto che intercorre tra il numero dei richiedenti sul totale della popolazione residente per il 2019 e per il 2020 in provincia di Padova.

Di fatto il primo anno dell’introduzione della misura sperimentale triennale (che andrà ad esaurimento l’anno prossimo e che prevede una riduzione del trattamento pensionistico rispetto all’uscita standard) ha visto in provincia di Padova solo 3645 lavoratori (784 pubblici e 2861 privati) fare richiesta di pensione con il meccanismo dei 62 anni di età e dei 38 anni di contributi. In pratica si tratta di circa 3,7 persone ogni mille abitanti, qualcosa in più rispetto ai 3,24 del totale regionale ma troppo poco, secondo l’associazione, per potere gridare al successo.


I padovani sembrano essere stati, per lo meno nel 2019, più aderenti alla media nazionale (3,72 persone ogni mille abitanti) in materia di accesso anticipato al trattamento pensionistico. Ma a colpire sono pure i dati, aggiornati al 6 ottobre scorso, e relativi alle richieste attivate nel settore privato e pubblico: in questo arco di tempo Padova registra solo 1541 domande complessive, 1198 pervenute dal settore privato e 343 per il settore pubblico.

Un dato non molto diverso da quello regionale che vede nei primi 9 mesi dell’anno un sostanziale dimezzamento delle richieste. Pure se l’arco temporale della raccolta dei dati non è di 12 mesi ma di 9, i numeri sembrano indicare una probabile riduzione delle richieste di pensionamento per l’anno in corso. E tuttavia il sostanziale flop del 2019, molto probabilmente ribadito con maggiore forza nel 2020, potrebbe evolvere in qualcosa di diverso, per lo meno per alcuni singoli settori, nel 2021. A dirlo il direttore regionale dell’Inps del Veneto Antonio Pone. «Di fatto Quota 100 sembra avere convinto più i dipendenti del settore pubblico che quelli del privato» spiega il direttore regionale del’Inps del Veneto. «I numeri infatti indicano che le domande pervenute dalle Pubbliche amministrazioni e dagli enti statali sono un quarto o anche più del totale delle richieste. Un rapporto ben superiore alla reale consistenza numerica dei dipendenti pubblici sul totale della popolazione attiva di di Padova che del Veneto. Si tratta in ogni modo di numeri inferiori alle attese come dimostra anche il fatto che i fondi stanziati per affrontare le conseguenze del provvedimento sono di fatto superiori a quelli utilizzati fino ad oggi». E tuttavia, il direttore dell’Inps si attende per il 2021 un incremento considerevole delle domande di pensionamento, sopratutto in settori come quello della scuola. «Credo sia facile che si verifichi un effetto da “Ultimo treno” in cui tutti si tufferanno, preoccupati dell’eventuale scalone che potrebbe seguire» spiega Pone. —

riccardo sandre

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