Il giovane Canova e il doge dimenticato

A Padova parte una raccolta fondi per riallestire l'ala dei Musei Civici che accoglie l'opera e la storia della donazione

PADOVA. Far entrare il museo nella vita della città raccontando le opere che custodisce e la storia di chi  ha scelto prima di collezionarle e poi di donarle alla comunità, come è successo per Nicola Bottacin, da cui prende il nome un’ala dei Musei Civici.

La piccola grande rivoluzione inizia dal busto in terracotta del doge Paolo Renier, opera di un giovane Antonio Canova. Quando lo realizzò aveva 22 anni e poi lasciò il Veneto per cercare fortuna a Roma.

Il progetto “Aiutaci a scoprire l’altra faccia di Canova” parte con la valorizzazione e il riallestimento delle sale dov’è esposta la collezione di dipinti e sculture, con l’istallazione di un sistema di illuminazione led, una nuova finitura di pareti e vetrine, esposizione di nuovi reperti, un rinnovato sistema di comunicazione multimediale con segnaletica, pannelli e didascalie.

L’idea è partita in vista del bicentenario della morte di Antonio Canova, avvenuta a Venezia il 13 ottobre 1822. Un nuovo allestimento a cui potrà partecipare anche la cittadinanza, chiamata come parte attiva in una campagna di crowdfunding, aperta sulla piattaforma Rete del dono per i prossimi 133 giorni, con l’obiettivo di raggiungere i 6 mila euro.

La storia che si lega al busto in terracotta è interessante, a tratti divertente, tanto che fu considerata inverosimile da molti. Solo il restauro di 6 anni fa ha confermato come l’opera sia giunta ai giorni nostri. Nel 1779 il nobile veneziano Angelo Querini ambiva ad avere una carica amministrativa e decise di commissionare al giovane scultore Antonio Canova un busto dell’amico Paolo Renier diventato da poco doge. Questo non fu sufficiente per entrare nella cerchia stretta del governatore veneziano.

Il Querini non ebbe mai un incarico e mise da parte il busto, lo conservò per un periodo nel suo palazzo veneziano e poi lo portò alla villa di Altichiero. Quando il suo rapporto con Renier si inasprì, per ripicca fece mettere la statua nella parte chiamata Tempio delle Furie e usata come gabinetto della servitù. Per alcuni anni se ne persero le tracce finché non fu acquistata nel 1864 da Nicola Botaccin per la sua collezione.

La campagna è stata aperta sulla piattaforma Rete del Dono perché da la possibilità di partecipare anche a una sorta di concorso che coinvolge altri progetti culturali, al momento sono 31, e per gettare le basi di una “community” interessata a sostenere anche progetti futuri.

Si possono fare donazioni di qualsiasi importo (con carta di credito e altri circuiti) seguendo il link  del progettto per Canova
 

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