Il virus non ha fermato la tratta delle persone Un migliaio di vittime

Neanche il Coronavirus ha fermato la tratta degli esseri umani. A Padova, dall’inizio dell’anno, gli operatori delle associazioni che si occupano di intercettare in strada le vittime - tra cui prostitute, spesso minorenni - la forza lavoro per le attività criminali e per quelle solo apparentemente pulite, sono entrati in contatto con circa 300 persone. Durante il lockdown, quando la fragilità di queste persone è stata ulteriormente messa a dura prova, una parte di loro è stata riavvicinata telefonicamente e aiutata con buoni spesa e pasti a domicilio («Non avevano neanche 10 euro per mangiare», raccontano i volontari).

Domani ricorre la 14esima Giornata europea contro la tratta di esseri umani, ma Padova sarà protagonista già oggi con una pedalata antitratta, in collaborazione con Fiab Padova– Amici della Bicicletta. Partirà da piazzale Stazione alle 10, con un percorso di 7 km e arrivo all’azienda agricola “Terre del Fiume”, in zona Basso Isonzo, dove gli operatori del Progetto Nave (Network Antitratta per il Veneto) incontreranno i partecipanti. «È un modo per dare un segnale», spiega Barbara Maculan della Cooperativa Equality, capofila del progetto Nave insieme alle suore Francescane e al gruppo R Cooperativa Sociale. «Quello svolto dal progetto Nave è un servizio fondamentale, faticoso, che coinvolge persone già provate da lunghi e logoranti viaggi per raggiungere il nostro paese», aggiunge Marta Nalin, assessore al sociale, «e quindi anche se i numeri sembrano piccoli, in realtà andrebbero letti al contrario, perché ogni volta che si supera lo zero è una notizia positiva» Vediamoli questi numeri: per quanto riguarda la prostituzione, a Padova, gli operatori lavorano all’Arcella, in Fiera, Zona industriale e Stadio, a cui poi va aggiunte l’area industriale di Limena. Da gennaio a settembre, esclusi i tre mesi di lockdown, i contatti sono stati 891 con 300 persone raggiunte, di cui 124 nuove, soprattutto di origine nigeriana e romena. Sono state 85 invece le persone contattate e potenzialmente sfruttate sul luogo di lavoro. Non solo lavoro nero, ma anche di contratti che prevedono 3 ore di lavoro al giorno a fronte delle 14 realmente effettuate, e soprattutto di minacce e maltrattamenti. Sono 16 le aziende coinvolte, dove gli operatori sono entrati insieme agli ispettori del lavoro per verificare di persona la situazione, e altrettante le denunce penali nei confronti degli imprenditori. —




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