Stalking all’ex moglie e al figlio condannato il leghista Aliprandi

Un anno e sei mesi all’ex parlamentare che dovrà pagare anche 25 mila euro.  Nel 2011 era stato riconosciuto colpevole di propaganda e istigazione al razzismo

PADOVA.

L’ex parlamentare della Lega nonché ex consigliere comunale Vittorio Aliprandi, 65 anni, è stato condannato ieri a un anno e sei mesi per il reato di stalking nei confronti dell’ex moglie e del figlio. Una condanna in primo grado che non beneficia della condizionale, visto che Aliprandi ha sulle spalle un’altra condanna inflittagli nell’aprile 2011 per propaganda di idee fondate sull’odio razziale e di istigazione a commettere atti razzisti.

L’ex parlamentare ed ex consigliere comunale, secondo quanto sentenziato dal giudice Laura Alcaro, dovrà pagare una provvisionale di 15 mila euro all’ex moglie e di 10 mila euro al figlio, mentre la quantificazione complessiva dei danni verrà stabilita in sede di giudizio civile.

I fatti risalgono al periodo che va da gennaio a maggio 2019. A denunciare Aliprandi, difeso dagli avvocati Danillo Taschin e Massimo Rossetto, era stata l’ex moglie, costituitasi parte civile con l’avvocato Paola Menaldo, che aveva raccontato come lei e il figlio avessero subito una vera e propria persecuzione da parte dell’uomo. Nel periodo in questione, infatti, ha raccontato che l’ex si era presentato diverse volte a casa loro, ad Albignasego, anche nel pieno della notte. Ma non solo. In più occasioni aveva rivolto ai due congiunti, attraverso la telecamera di videosorveglianza dell’abitazione, gesti offensivi, linguacce e sberleffi. Addirittura era arrivato a danneggiare il portone della casa, incidendo alcune scritte offensive, e le automobili dell’ex moglie e del figlio, rigandole e bucando le gomme.

Una serie di condotte persecutorie, messe in atto anche tramite e-mail, che hanno provocato nell’ex moglie e nel figlio dell’ex parlamentare e consigliere comunale uno stato d’ansia tale da costringerli a modificare le proprie abitudini. Ieri mattina a riguardo è stata sentita anche una testimone, amica dell’ex moglie. Dal canto suo, Aliprandi ha respinto categoricamente ogni accusa, spiegando che si era recato più volte nelle vicinanze della casa dell’ex moglie e del figlio solo ed esclusivamente perché in quel luogo ci sono un appartamento e un capannone di sua proprietà dove custodisce diverse cose. Ma, evidentemente, il giudice non gli ha creduto e lo ha così condannato.



Aliprandi è anche il gestore del bar “Pani”, in via Marsala. Il locale è è al centro dell’attenzione delle forze dell’ordine per alcune risse e il baccano che infastidisce i vicini. In più recentemente è stato sanzionato per il non rispetto delle norme anti-Covid. —
 

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