L'annuncio della titolare del cinema: «A metà novembre vogliamo riaprire il Cineplex»

Parla la titolare Ferrero: «Chiusura dovuta ad un allagamento durante il lockdown Una colonia di gatti ha fatto il resto. Già pronta la squadra per la sanificazione»

DUE CARRARE. Il Cineplex è chiuso da quasi otto mesi e il degrado in cui versa il multisala non promette nulla di buono. A ridisegnare gli scenari più cupi ci pensa però direttamente Michela Ferrero, 45 anni, titolare della gestione e nota anche per essere la figlia di Massimo, patron della Sampdoria. L’imprenditrice fa sperare che, entro metà novembre, il Cineplex possa ripartire.

Signora Ferrero, in questi anni si sono susseguite notizie poco gratificanti sulla situazione della multisala. Ci può chiarire l’assetto attuale?


«Il cinema è gestito dalla Cineplex Gestioni che ha in affitto l’immobile dalla Abaco. L’immobile non è più all’asta e in questi anni la gestione è stata curata da me, che ho cercato di riportare una situazione a dir poco difficile alla normalità: ho ereditato una situazione disastrosa».

Come mai il Cineplex è ancora chiuso?

«Abbiamo avuto dei problemi con il nostro gestore della luce, che ha continuato a fatturare cifre assurde anche a cinema chiuso. Durante il lockdown, in una giornata di pioggia, senza elettricità, le pompe idrauliche presenti nel seminterrato del cinema non sono partite e i locali si sono allagati causando danni strutturali ingenti, che non si risolvono in due giorni.

In più, sempre durante il periodo di chiusura per il Covid, una corposa colonia i gatti ha pensato di far casa nel cinema. Quando ci siamo accorti della loro presenza, abbiamo contattato chi di dovere per poter gestire nel rispetto dei gatti la situazione. Il tempo che stiamo impiegando è notevole perché puntiamo alla sicurezza e a riportare ambienti sanificati, puliti e gradevoli».

Quali saranno i prossimi passi e in che data pensate di riaprire?

«Stiamo ripristinando la situazione elettrica puntando alla sicurezza e questo dovrebbe avvenire a giorni. Abbiamo inoltre già pronte le squadre per la sanificazione, la pulizia e la sistemazione di tutte quelle strutture elettriche e murarie danneggiate. Stiamo pensando anche di investire nella forza-lavoro per stringere i tempi, ma le difficoltà che si sono sommate durante il lockdown sono state importanti. Puntiamo a riaprire a metà novembre».

Inutile chiederle del danno economico che state vivendo...

«Sì e non solo per le mancate persone in sala. Scontiamo una spiacevole situazione legata al ristorante adiacente al cinema, che ci crea difficoltà importanti. Le mura del ristorante sarebbero di nostra competenza, ma non percepiamo l’affitto da anni e le utenze da mesi, e questo per noi è un gravissimo danno economico e d’immagine. A ogni nostro richiamo e a ogni nostra formale richiesta la risposta è negativa».

Avete un piano di rilancio?

«A parte i problemi che speriamo di risolvere in breve tempo, stiamo pesando ad un restyling culturale del cinema. Stiamo pensando di fare del nostro cinema non solo un luogo dove vedere i film, ma un vero e proprio punto per iniziative culturali per il territorio. Ci piacerebbe poter accogliere, visto gli spazi ampi, artisti con le loro opere, mercatini equo solidali, iniziative per il terzo settore. Puntiamo ovviamente a organizzare eventi legati all’uscita dei film e ad avere a Padova anche gli attori per la presentazione dei film».

Questione dipendenti: su quanti lavoratori conta il Cineplex qual è la loro situazione attuale?

«I dipendenti sono 16 e da quando il Covid ha fermato tutto purtroppo abbiamo dovuto accedere alla cassa integrazione. Da addetta ai lavori vorrei soffermarmi sulla mancanza di attenzione, anche da parte della stampa, per il settore cinematografico, musicale, artistico. Per noi non ci sono stati aiuti importanti e siamo stati dimenticati da tutti. Si è parlato molto degli imprenditori edili, degli agricoltori, dei ristoratori, delle aziende ma non si è parlato di noi, della crisi che stiamo vivendo e che abbiamo visto al Festival del Cinema di Venezia a che rivedremo al Festival di Roma. Un paese senza cultura è un paese in pericolo. La produzione, i tecnici, gli addetti di sala, la comunicazione sono professionisti e come tale meritano rispetto e un aiuto concreto». —

(3, fine)


 

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