Tragedia sul lavoro a Padova, ecco chi era la vittima

I due operai coinvolti si frequentavano nel tempo libero: il lutto coinvolge le intere comunità di Polverara e Villafranca 

PADOVA. Erano due vite strettamente intrecciate, quelle di Pietro Voltan e di Nicola Pinton Berto. Oltre che colleghi, erano amici e si frequentavano anche al di fuori dell’orario di lavoro. Fino al tragico incidente di mercoledì, che li ha coinvolti entrambi.

Le poche parole che Nicola è riuscito a pronunciare alla madre, al pronto soccorso, erano riferite all’amico e collega: «Mamma, Paolo è morto».


Pietro Voltan


Pietro “Paolo” Voltan, 47 anni, abitava a Polverara da una decina di anni insieme alla moglie Chiara Pasquetto e alla figlia di 8 anni, che frequenta la scuola elementare. A casa, una porzione di bifamiliare in una zona tranquilla di via Punta, i balconi sono chiusi.

«In questo momento», dice la moglie con le lacrime agli occhi prima, di salire in auto e partire, «la priorità è proteggere la nostra bambina».

A casa intanto arriva anche don Daniele. «Appena sarà possibile», dice il parroco, «passerò per portarle il conforto della comunità. Li avevo visti tutti insieme un paio di settimane fa, quando avevano accompagnato la figlia in chiesa per il primo incontro del catechismo».


A Casalserugo, suo paese di origine, lo conoscevano in tanti con il nome di “Paolo”. Nella casa di famiglia di via IV Novembre nessuno ha voglia di parlare.

Il fratello e la sorella si sono stretti attorno agli anziani genitori, Siro e Antonia. «Veniva spesso a trovarli», racconta un vicino, «era un ragazzo disponibile e bravo a fare piccoli lavoretti: nel vicinato, se c’era bisogno, si prestava volentieri».



«Proprio domenica», dicono Alice Bulgarello e Matteo Cecchinato, sindaci delle due comunità che si sono trovate unite nel dolore, «abbiamo ricordato le vittime sul lavoro. Sono cose che non dovrebbero mai accadere. Siamo vicini alla famiglia».



Nicola Pinton Berto, 33 anni compiuti a febbraio, lavora da diversi anni per l’Acegas Aps Amga. Prima faceva il tornitore, ma poi, chiamato dall’azienda, ha accettato la proposta, ha seguito un corso di formazione in Friuli e da allora lavora per la ditta.

Un impiego che ama e per il quale si prodiga molto: ha dato, infatti, la reperibilità in caso di interventi urgenti e indisponibilità dei suoi colleghi, pertanto non è infrequente vederlo partire con il furgone aziendale dall’abitazione situata a Taggì di Sopra, a Villafranca Padovana, al mattino presto, la sera o nei fine settimana.

Ha un obiettivo ben preciso, Nicola: terminare la casa che sta costruendo con tanti sacrifici accanto a quella dove vive con i suoi genitori, per andarci a vivere con la fidanzata. Vicino c’è il suo campo da calcetto, anche quello costruito con le proprie mani e nel quale gioca le partite con gli amici.

E amicizia era anche quella che lo legava a Pietro Voltan e che andava oltre il semplice rapporto di lavoro. «Lo conoscevamo bene», racconta il padre di Nicola, «frequentava casa nostra. Oltre alla preoccupazione per nostro figlio, in queste ore siamo addolorati per Paolo, per la sua famiglia e soprattutto per la bambina piccola che lascia». —
 

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