«In autobus stretti come in discoteca» BusItalia corre ai ripari con le corse-bis

Viaggio tra gli studenti alle 7.30 del mattino, tra paura e disillusione: «Limitano la socialità, poi ci trattano come sardine» 

il reportage

/ PADOVA


Dovrebbero viaggiare con una capienza ridotta del 20% e invece non è proprio così. In realtà, in una mattinata qualunque, gli autobus viaggiano con decine e decine di studenti stipati. In piedi, senza alcuna distanza di sicurezza, qualcuno addirittura con la mascherina sotto il naso. Come nelle vituperate discoteche ma senza musica. Come nei pericolosissimi assembramenti della movida ma senza alcol. Così migliaia di studenti ogni mattina si dirigono a scuola. Gli orari di punta, quelli in cui gli autobus nonostante l’emergenza sanitaria sembrano più dei carri bestiame, sono dalle 7.30 alle 8 e dalle 12 alle 14.

gli autisti non dicono più nulla

Ieri mattina alle 7.30 alle fermate in stazione gli assembramenti di giovani e giovanissimi non si contavano. Decine e decine di studenti, zaino in spalla e mascherina, entravano a imbuto nei bus diretti a scuola. Nessun controllo sulla capienza, nessuno a dire: «Ragazzi qui siete in troppi, dovete aspettare la prossima corsa». Le porte si aprivano e un fiume di alunni entrava nei mezzi stracolmi.

Le linee più affollate sono la 14 che dalla stazione porta a Ponte San Nicolò; la 6 che da Terranegra arriva a Brusegana passando per via delle Cave, dove ci sono Scalcerle e Duca degli Abruzzi; la 13 che da Limena arriva a Terranegra passando per il centro; e la 3 che dalla stazione porta ad Albignasego. «Prendo l’autobus quasi ogni giorno e spesso lo trovo strapieno. Siamo tutti appiccicati, ammassati. Non viene rispettata nessuna norma – racconta Giulia, che si fa largo tra gli zaini per prendere il 3 – Inizialmente c’era più controllo, adesso nessuno fa più caso al numero di passeggeri. Gli autisti non dicono nulla e gli studenti entrano in massa». Giulia, così come tanti altri giovani che prendono l’autobus, dice di non sentirsi sicura: «Anche se indosso la mascherina c’è sempre rischio di contagi».

caos anche all’uscita

Matteo, studente del Duca degli Abruzzi, prima di prendere il 6, esprime lo stesso parere: «Secondo me la situazione è ancora più grave all’uscita della scuola. L’autobus è molto pieno, addirittura le persone si spingono per entrare. Solo una volta un autista ci ha detto che eravamo in troppi e che qualcuno doveva scendere – è il suo racconto – Sinceramente non sono sereno ma a meno che non si riescano a fare controlli su ogni corsa vedo difficile risolvere il problema».

Il punto è questo: chi deve controllare che l’autobus viaggi all’80% della capienza? Gli stessi autisti dicono che la confusione regna sovrana: «Non sappiamo neppure noi come comportarci. Dovremmo ad ogni fermata contare le persone che salgono? – si chiede uno di loro – Noi siamo separati dai passeggeri e non abbiamo problemi di rischio contagio. Non è la stessa cosa per chi viaggia stipato. Il problema è che le corse sono quelle che sono. Dovrebbe tutto essere gestito meglio».

corse-bis anche con i privati

Così ogni giorno migliaia di studenti fanno quello che è maggiormente sconsigliato: si accalcano, non rispettano la distanza di un metro in un ambiente chiuso come un bus. «Che senso ha chiudere i bar a mezzanotte, non permettere le consumazioni, se non al tavolo, dopo le 21, vietare feste private e ridurre la socialità dei giovani se poi il posto dove rischiano di più è il mezzo di trasporto che li porta a scuola?», è la domanda che loro stessi pongono ai cronisti.

Non si può che girarla alle istituzioni. Che hanno, appunto, il dossier sul tavolo: «Stiamo studiando insieme a BusItalia gli interventi per rendere il servizio più efficiente. È vero che ci sono alcune criticità ma il sistema di per sé sta reggendo», afferma l’assessore alla mobilità Andrea Ragona. È possibile anche che per risolvere la criticità arrivino corse-bis, eventualmente anche con il noleggio di bus privati (all’interno del 20% di subappalti concessi dalla legge). «Lo sforzo che si sta portando avanti è quello di razionalizzare quanto più possibile le corse, a seconda di orari e percorsi più affollati», aggiunge il prefetto Renato Franceschelli. —

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