Incidente in moto, muore a 32 anni dopo tre settimane di agonia

Amine Belhaj è morto ad appena 32 anni. Non è riuscito a riprendersi dai traumi subiti in una grave incidente verificatosi in un maledetto sabato sera

GALLIERA Quasi un mese di agonia, di lotta, ma alla fine non ce l’ha fatta: Amine Belhaj è morto ad appena 32 anni. Non è riuscito a riprendersi dai traumi subiti in una grave incidente verificatosi in un maledetto sabato sera.
 
Era in sella alla sua moto ed è andato ad impattare contro un’auto che è sbucata all’improvviso sulla Strada regionale 53, nel territorio di San Martino di Lupari: l’incidente è successo 12 settembre. 
 
morto in ospedale
 
Il giovane, la cui famiglia è originaria della Tunisia, ha chiuso gli occhi per sempre all’ospedale di Cittadella martedì mattina. Viveva a Galliera. Lo schianto - che si è rivelato fatale - si era verificato lungo la Postumia: intorno alle 20 di quel 12 settembre Amine si trovava a bordo della sua Yamaha, procedeva da Treviso verso Vicenza, in zona Campagnalta; un uomo di 80 anni, alla guida di una Mercedes Benz, si è immesso nella regionale provenendo da via Sant'Antonio. E così, di fatto, ha tagliato la strada al centauro.
 
soccorsi immediati
 
Un impatto violento, devastante, la moto che schizza sull’asfalto, il giovane che rovina a terra. I soccorsi sono stati immediati ed entrambe le persone coinvolte nell'incidente sono state trasferite in ospedale a Cittadella, in prognosi riservata. I veicoli sono stati sottoposti a sequestro. Le condizioni di Amine, in queste settimane, non hanno però trovato uno spiraglio di miglioramento, nonostante i disperati tentativi del personale sanitario che ha cercato in ogni modo di salvargli la vita. E, alla fine, martedì si è spento. 
 
i post degli amici
 
Un caro amico gli ha dedicato pensieri toccanti sui social, cercando di trovare parole per affrontare il dolore: «Addio fratellone mio, mi mancherai tantissimo. Mi piange il cuore al solo pensare di non vederti più». Per ricordarlo, ha pubblicato una foto della vittima al mare, a Jesolo: «Quante ne abbiamo fatte e combinate assieme e sei stato comunque una persona buona e dall’animo nobile». 
 
Gli amici si stringono e ricordano la sua voglia di vita: «Voglio ricordarti come un ragazzo giovane, bello, in gamba, testardo e pieno di vita». L’infanzia: «Mi ricordo da bambini al patronato quando giocavamo sempre insieme e piano piano hai cominciato ad aprirti a raccontare la tua vita e io che ti ascoltavo come se parlasse un uomo vissuto, un uomo pieno di esperienza».
 
Una vita vissuta tra amicizie: «A Cittadella i nostri amici ci avevano trovato due nomignoli simpatici per non fare casino», ricorda un amico, «io per tutti ero e sono Amin magro e tu - dato che eri più muscoloso - eri il “verto” (aperto di spalle, muscoloso, ndr). Ti voglio e ti vorrò per sempre bene».
 
Altri amici sono stati sorpresi dall'accaduto, in pochi sapevano dell'incidente: «Non ho parole. Non se lo meritava. Penso uno dei pochi ragazzi coerenti e tranquilli conosciuti in vita mia. Sono sconvolto». 

 

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