Banca del Dna dei cani... per multare chi sporca

Lissaro di Mestrino, aiuola usata come toilette e deiezioni non raccolte: l’assessore Tombolato vuole copiare l’esempio di un paese varesino

MESTRINO (PADOVA). Via Gazzo nella frazione di Lissaro: in 60 metri di aiuola ieri mattina l’assessore all’Ambiente di Mestrino, Giovanni Tombolato, ha contato una decina di escrementi di cani abbandonati, in quella che pare essere stata presa da alcuni residenti come un bagno a cielo aperto per i loro animali. Un atto di inciviltà, che trova esempi simili, segnalati dai cittadini che richiedono interventi decisi.

I reclami


«Un cittadino che si muove con la sedia a rotelle mi ha mostrato le mani imbrattate di feci», racconta Tombolato, «mentre sulla mia scrivania è arrivata la lettera di una residente di via Isonzo, dove il parco è usato per le passeggiate igieniche: quando i residenti invitano i proprietari dei cani a raccogliere le feci, si sentono rispondere che il parco e l’aiuola sono pubblici e che è il cane a decidere dove evacuare».

Segnalazioni

Segnalazioni analoghe arrivano da via Terribile e via San Francesco, mentre le mamme sottolineano come i figli, trascinando gli zaini trolley, finiscano con il portarsi a scuola ricordini dei cani altrui. Ieri mattina in via Gazzo è stato il nipotino dell’assessore, a passeggio con lui, il primo a notare l’abbondante presenza di cacche. «Se n’è accorto persino un bambino», prosegue Tombolato, «non capisco come i proprietari dei cani non reputino incivile abbandonare gli escrementi. Il problema sta diventando insopportabile, sia per il decoro del paese, sia per questione di igiene. Sto valutando una decisione drastica».

Decisione drastica

Quello che Tombolato sta pensando di attivare è la banca del Dna dei cani, per risalire ai proprietari e individuare quindi chi multare. L’idea è partita a Malnate, provincia di Varese, che ha costretto i suoi abitanti a fare un tampone salivare ai propri cani, per realizzare una banca dati del Dna. Quando vengono trovate deiezioni animali, le guardie zoofile effettuano un prelievo e risalgono all’identità del cane. E scatta la sanzione al proprietario. Il metodo ha preso piede in diverse città italiane e europee.

Documenti appresso

«Vorrei anche obbligare i proprietari a girare muniti dei documenti dei loro animali» conclude l’assessore, «pena una multa salata, e fornire la possibilità ai nonni vigili di intervenire verso chi non raccoglie le feci. Trovo poi intollerabile che pure chi correttamente le raccoglie, le abbandoni nei cestini, scaricando la spesa dello smaltimento sui cittadini». ––

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