Con il Covid crolla spesa dei padovani: ogni famiglia taglia 485 euro di spesa al mese

Maggiori acquisti solo per cibo e bevande, netto calo per tutti gli altri prodotti. Confesercenti: «Ora programmiamo la crescita»

PADOVA. Il Covid taglia i consumi dei padovani di oltre un miliardo di euro, solo tra marzo e agosto del 2020. Una flessione del 22% circa, quella calcolata dall’Osservatorio economico di Confesercenti, che corrisponde a un taglio nella capacità di spesa di 485 euro mensili a famiglia.

Una mensilità scomparsa Nonostante il pesante intervento sulla cassa integrazione attivato dal governo, nonostante l’attivazione di diversi bonus e azioni in sostegno ai redditi delle famiglie e dei singoli individui, i padovani hanno subito una perdita pari al 4,3% della loro disponibilità economica. Complessivamente in media si tratta di un’intera mensilità (quasi 1.500 euro in meno rispetto al 2019) scomparsa per lo più dalle tasche dei lavoratori autonomi e di quelli dipendenti mentre il reddito da pensioni non è stato scalfito affatto dal fenomeno.


E tuttavia la profonda incertezza causata dal periodo, l’oggettiva difficoltà di accedere ad alcuni di beni e servizi e la paura del contagio vera e propria hanno spinto i consumi a una contrazione sostanzialmente doppia rispetto alla perdita di reddito: in pratica meno consumi per 2.910 euro in soli sei mesi. «Si tratta di un problema enorme per il mercato interno e per le migliaia di piccole e medie imprese che operano sul nostro territorio – commenta il presidente di Confesercenti del Veneto Centrale Nicola Rossi – Le misure messe in campo dal governo, dalla Regione e dai Comuni della nostra provincia hanno, fino ad ora, solo evitato il peggio. Ma dobbiamo continuare a sostenere imprese e famiglie. Se da un lato abbiamo in parte superato il lockdown, dall’altro siamo ancora in emergenza e la ripresa non solo non è ancora iniziata ma, per il momento, sembra lontana. La forte diminuzione dei redditi da lavoro autonomo, dei dipendenti delle imprese private anche se quest’ultima leggermente attenuata dalla cassa integrazione, dimostra l’ancora crescente difficoltà dell’intero sistema».

Oltre il settore alimentare Il calo dei consumi, per lo meno fra marzo e agosto, sembra avere risparmiato i prodotti alimentari che per effetto del lockdown sono in aumento di 19,48 milioni di euro. Ma sembra avere colpito duro gli altri comparti: nella sola provincia di Padova i consumi di prodotti non alimentari ha subito una diminuzione di ben 478 milioni. Peggio di tutti gli altri è andato il settore dell’abbigliamento e delle calzature (meno 110 milioni) seguito dai servizi di bar e ristorazione (meno 91,8 milioni di euro) e dagli spettacoli (meno 88,3 milioni. Infine, con una flessione comunque pesantissima e pari a oltre 67 milioni di euro, il settore dell’arredo e degli articoli per la casa.

Progetto di ripresa del territorio «L’esigenza prioritaria oggi è quella di saper sviluppare accanto al sostegno del tessuto produttivo, delle attività commerciali e dei servizi alla persona, un ampio progetto di ripresa del territorio oltre ovviamente agli interventi nazionali – conclude Nicola Rossi – Se al governo chiediamo la riforma fiscale, un buon utilizzo delle risorse che arriveranno dal Recovery fund, a livello locale è indispensabile la costituzione di un tavolo di lavoro che individui le priorità: alta velocità ferroviaria, sistema sanitario, rigenerazione urbana, infrastrutture materiali ed immateriali, sviluppo, export e turismo, sistema di innovazione. Se non vogliamo perdere l’ennesimo treno dobbiamo individuare con chiarezza queste strategie. Una sorta di stati generali dello sviluppo economico per disegnare la Padova del 2030 sarebbe davvero molto utile». —
 

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