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Marianita, il cuore ad Haiti: "Con il sogno di Dadoue"

L'insegnante e volontaria Marianita De Ambrogio

Da oltre trent'anni appoggia i progetti della Rete Radié Resch di Padova. E dai primi anni Novanta si batte per i contadini dell'isola, come faceva la sua amica

PADOVA. In questa storia di solidarietà ci sono due donne. Una si chiama Dadoue, sorella laica di un ordine domenicano francese, infermiera, animo rivoluzionario. Contro mille pericoli ha trascinato verso l’inizio di un riscatto le comunità dei contadini haitiani. E ne ha pagato il prezzo con la vita, visto che è stata uccisa nell’aprile di dieci anni fa. L’altra si chiama Marianita, è padovana, ha 72 anni, faceva l’insegnante di lettere alle medie. E a metà degli anni ’80 ha cominciato a sostenere i progetti della Rete Radié Resch, che al tempo si occupava di dare case a famiglie povere palestinesi.

Marianita De Ambrogio ed Elvio Beraldin della Rete Radié Resch di Padova insieme a un gruppo di amici ad Haiti

Nei primi anni ’90 le traiettorie di vita di Dadoue Printemps e di Marianita De Ambrogio hanno cominciato a convergere. «Era il 1992 quando l’associazione per la Pace portò in città un gruppo di dominicani e di haitiani, e tra questi ultimi un prete impegnato politicamente», racconta Marianita. «Ci raccontava del loro presidente Aristide che aveva un programma per le classi popolari. C’erano i presupposti perché questo paese così povero potesse rialzare la testa e ci offrimmo di aiutarli».

Dadoue in montagna All’offerta di aiuto, gli haitiani risposero suggerendo alla Rete di informarsi su una certa suora, uscita dall’ordine, che aveva messo in piedi una scuola sulle montagne di Haiti. Una specie di follia. «Non avevano niente», racconta Marianita, «scrivevano per terra. Niente strade, né luce. E Dadoue faticava per superare la diffidenza di quella gente. Ma alla fine ci è riuscita, li ha convinti che tutto doveva cominciare dall’istruzione».

La Rete Radié Rasch di Padova sposa la causa delle scuole di montagna e Marianita fa rotta verso la rivoluzionaria haitiana.

L’incontro «All’inizio ci scrivevamo, ma le lettere ci mettevano tre mesi ad arrivare», ricorda Marianita. Che a un certo punto, nel 1995, rompe gli indugi e parte per Haiti. «Fu una festa, mi accolsero con un banchetto dopo la messa, riso e fagioli, danze e musica». Il gemellaggio è cosa fatta. E gli aiuti da Padova alle comunità dei contadini di Haiti diventano costanti. «Io sono andata ogni due anni, fino al 2018», racconta Marianita. «E Dadoue è venuta tre volte, anche perché nel frattempo qui abbiamo cominciato a organizzare incontri con gli haitiani per far conoscere l’orgoglio, la bellezza ma anche la povertà di questo paese incredibile, primo a ribellarsi alla schiavitù, ma ultimo in tutto e messo in ginocchio dal terremoto del 2010. E però la gente lì non si lamenta mai, mettono in musica anche i problemi e dicono che la disperazione è un lusso che non si possono permettere».

L’eredità di Dadoue E il 2010 è anche l’anno dell’assassinio di Dadoue. Che però nel frattempo ha fondato la Forza per la Difesa dei diritti dei contadini, costruito e ampliato la scuola, che nel frattempo è diventata anche un centro di aggregazione, e aperto due scuole in altri villaggi. «Lì crescono i ragazzi che poi vanno in città a continuare gli studi. E noi paghiamo loro borse di studio, ogni anno mandiamo 20 mila euro», spiega Marianita, che su Dadoue ha scritto anche un libro molto bello (“In cammino verso il cambiamento”), il cui ricavato finanzia proprio la Fddpa. Intanto la comunità di contadini riesce ad avviare un’attività di commercio ambulante, una banca delle sementi, una cassa popolare. E a far nascere cooperative che consentono alle donne di lavorare. «Il problema è il cibo, anche perché le terre non sono di chi le coltiva. E poi anche la sanità», dice Marianita.

L’impegno Quello che fa la Rete di Padova, aiutata anche dai “nodi” di Battaglia e Isola Vicentina e dall’associazione per la Pace, è raccogliere fondi. E far conoscere la realtà di Haiti, con incontri. «Con loro ci scriviamo, ora è più facile», spiega Marianita. Che poi confessa: «Io sarei andata a stare lì, ci ho pensato tante volte, ma ho una mamma di 98 anni e devo stare qua». E però il suo impegno è quotidiano: legge le agenzie haitiane, scrive, si informa, cerca testimoni solidali, organizza. E appoggia - gestendo anche la lista nazionale - la Rete delle Donne in Nero contro l’occupazione israeliana della Palestina.

«La relazione con la gente di Haiti dà un senso a tutto questo impegno», va avanti Marianita. «E quella con Dadoue era speciale, lei era davvero un’amica. Quando l’hanno uccisa, non volevano neanche dirmelo. Ma loro per primi hanno detto “si và avanti”. E così facciamo, insieme. Vogliamo riuscire a metterli in condizione di andare avanti da soli. Ma lì ogni volta bisogna ricominciare da zero, arriva un ciclone o un presidente corrotto e tutto torna indietro».

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