Traslate ossa e cranio del Beato Bertrando, patrono di Fontaniva: sarà ricostruito il volto

Ieri al Duomo aperta la tomba del religioso vissuto nell’Alta nel 1200. Saranno effettuati analisi del dna e molti altri test sui resti del pellegrino d’origine tedesca  

FONTANIVA. Partire dalle reliquie per dare un volto al Beato Bertrando. A Fontaniva, ieri mattina, scienza e fede hanno intrapreso un dialogo attorno alle reliquie del patrono del paese. E così è stata aperta la tomba del Beato, posta a lato dell’altare del Duomo, e sono state estratte le ossa ed il cranio.

L’indagine scientifica aprirà la possibilità di disegnare i lineamenti della personalità ed è avvenuta grazie alla spinta dell’ex preside Ugo Silvello e con la supervisione di monsignor Fabio Sottoriva, maestro delle celebrazioni liturgiche vescovile e custode delle sacre reliquie, e di don Andrea Mazzon.

Il percorso è stato avviato perché l’anno prossimo in paese verrà celebrato il Giubileo del Patrono, che segue quelli indetti nel 1821 e 1921, per il sesto e settimo centenario della data presunta di morte, avvenuta a Fontaniva, di questo pellegrino di origine tedesca.

Sul Beato Bertrando hanno scritto gli storici dei secoli passati sulla scorta della prima descrizione che ne fece Giovanni da Nono ai primi del Trecento: morì nell’Alta in odore di santità e con grande venerazione, al punto che dopo meno di 80 anni dalla sua morte gli era già stata intitolato la chiesa del paese.



Il suo corpo fu traslato dal cimitero e posto in un’urna già nel 1423; nel 1665 il passaggio in un’urna lignea inserita in un enorme sarcofago di pietra che divenne l’altare della chiesa e dopo varie ricognizioni e spostamenti, ancora si trova nel duomo di Fontaniva. A Bertrando sono dedicate due sagre annuali e poi gli sono dedicati affreschi murali, pale d’altare, capitelli e statue, santini con preghiere, una via di Fontaniva e una di Cittadella, la farmacia comunale e anche una ditta di trasporti; su di lui è stato scritto un libro nel 1943 e una tesi di laurea nel 1976.

Ora arriva questo studio sulle ossa dello scheletro: sarà possibile stabilire il tipo di corporatura, l’altezza, l’età, le cause della morte e le eventuali malattie sofferte. Verrà effettuata l’analisi del dna al fine di conoscere altre particolarità come colore degli occhi e dei capelli e si spera l’area di provenienza. A questo si affiancherà il carbonio 14 per la conferma del periodo in cui è vissuto. Il C14 verrà effettuato anche sul legno dell’urna in cui è stato traslato nel 1423. Infine la rilevazione del cranio in 3D, permetterà la ricostruzione del suo vero volto con stampante in tre dimensioni. Un’operazione compiuta di recente anche con i resti di Raffaello.

Indagini e ricostruzioni saranno compiute dal Museo antropologico del Bo, dal direttore Nicola Carrara e da Luca Bezzi di Arc Team di Cles. «La sua figura di straniero che percorse le vie di un’Europa divisa e frammentata in mille potentati e che egli attraversò in un cammino nel segno della fede, della solidarietà e dell’accoglienza ci appare oggi come segno di attualità e di occasione di forte riflessione», osserva don Andrea. 




 

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