Trecento al sit-in davanti a Schiavonia. «L’ospedale deve servire il territorio»

Alla manifestazione associazioni, politici e sindaci. «Non può tornare a essere una struttura solo per il Covid»

SCHIAVONIA.

Oltre 300 cittadini hanno accolto l’appello “Un abbraccio per salvare il nostro ospedale” promosso dai consiglieri di minoranza di Monselice. Una folla munita di cartelli colorarti di protesta e mascherine, al fianco di sindaci, partiti politici, sindacati e rappresentanti delle associazioni si è presentata ieri mattina alle 10.30 davanti agli Ospedali riuniti di Padova sud di Monselice per il sit-in di protesta per chiedere la riapertura dei servizi, prestazioni e lungodegenze, dell’ospedale Madre Teresa che serve un bacino di 44 comuni e 200 mila cittadini. Da febbraio a giugno la struttura sanitaria era stata utilizzata per le emergenze Covid-19, dirottando in altre sedi del distretto i servizi rivolti ai cittadini con altre patologie.


Nonostante una lenta riapertura da giugno e le 3000 firme dei cittadini raccolte a marzo dai consiglieri di minoranza della cittadina murata per richiedere un ritorno alla normalità, ad oggi si contano ritardi nell’erogazione di molti servizi e le visite continuano ad essere dirottate in strutture lontane anche 50 km. La mobilitazione è stata aperta dal consigliere Francesco Miazzi, promotore del sit-in, che dopo aver ringraziato i medici, infermieri ed operatori sanitari per il lavoro svolto durante e dopo l’emergenza sanitaria, ha spiegato i motivi dell’incontro e riportato le problematiche che i cittadini continuano a segnalare.

«Vogliamo denunciare che la completa apertura degli ospedali riuniti in realtà non è mai avvenuta» chiosa il consigliere Rino Biscaro «stiamo andando incontro all’inverno e all’aumento dei pazienti con patologia Covid, e Zaia ha nuovamente approvato il piano che vede Schiavonia come polo adibito esclusivamente all’emergenza pandemica» spiega Biscaro a cui fanno eco gli interventi dei consiglieri Sante Bozza, Angelo Giuliani e Silvia Muttoni che chiede un maggiore sostegno per i medici «c’è bisogno di altro personale per sostenere i servizi e tutelare i cittadini. Dobbiamo avere cura delle persone e della nostra democrazia che dobbiamo esercitare, ed i molti presenti ne sono la prova» conclude il consigliere di “siamo Monselice”.

«Se a marzo tutti i 44 sindaci si fossero preoccupati della situazione, oggi non saremmo arrivati a questo. A marzo c’erano 20 amministratori a difendere il nostro ospedale, oggi, a ridosso delle elezioni sono solo 4 i sindaci presenti a difendere la sanità pubblica» spiega il consigliere Gianni Mamprin.

Erano infatti solo 5 i sindaci presenti che hanno preso la parola per difendere la sanità del loro comune, a cui si somma la presenza del sindaco di Solesino Elvy Bentani, che ha seguito il sit-in come spettatore. «Azienda zero deve essere soppressa perché non sta aiutando il territorio, le colpe non sono dei medici ma di chi in questi anni ci sta rubando le risorse» commenta il sindaco di Pernumia Luciano Simonetto che conclude l’intervento raccontando le problematiche ed i ritardi che ha vissuto in prima persona.

Anche il sindaco di Battaglia Terme Massimo Momolo, Damiano Fusaro sindaco di Granze, Francesco Corso primo cittadino di Baone ed il sindaco di Castelbaldo Riccardo Bernardinello hanno preso la parola per difendere la sanità dei loro comuni e lamentare la mancata presenza degli altri sindaci della Bassa: «Si sono nascosti invece di tutelare i loro cittadini» commenta Momolo.

Si sono susseguiti poi gli interventi di rappresentanti politici, delle associazioni e dei cittadini, tra cui Riccardo Ghidotti fondatore del tribunale dei diritti dei malati di Monselice «dopo aver tolto 4 ospedali dalla Bassa ora ci tolgono anche l’unico rimasto, questa è una cattiveria della politica, che invece avrebbe dovuto fare il bene dei cittadini» conclude Ghidotti. —


 

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