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Inceneritore, Hera punta su San Lazzaro: pronto il progetto per la quarta linea

Incarico per la procedura di valutazione ambientale: investimento per sostituire e migliorare le prestazioni delle linee 1 e 2

PADOVA. Una quarta linea dell’inceneritore di San Lazzaro, in grado di sostituire e migliorare le prestazioni delle prime due. È questa l’intenzione di HerAmbiente, la società del gruppo Hera che gestisce il termovalorizzatore padovano.

Una decisione che consentirebbe di aumentare la funzionalità di un impianto che oggi brucia una quantità di rifiuti ampiamente al di sotto di quanto autorizzato dal piano regionale, soprattutto a causa dei continui “fermi impianto” delle prime due linee, cioè quelle più vecchie. Mentre la terza è stata realizzata, con non poche polemiche, tra il 2007 e il 2010.

La valutazione ambientale

La società che gestisce l’impianto di San Lazzaro ha fatto un invito qualificato a più aziende, che rientrano tra i fornitori abituali, per la gestione della valutazione ambientale regionale. In questo caso si tratta della Puar, sigla che sta per Provvedimento autorizzatorio unico regionale che viene avviato per ottenere la valutazione di impatto ambientale. Una procedura che prevede l’informazione e la partecipazione dei cittadini. E che dunque sarà totalmente pubblica.

Per realizzare la quarta linea, inoltre, servirà l’Autorizzazione integrata ambientale (in sigla Aia) rilasciata sempre dalla Regione. Un “mare” di burocrazia che impegnerà i tecnici della società per i prossimi mesi.

Dal punto di vista industriale l’operazione sarebbe quella di sostituire le prime due linee, autorizzate a trattare 150 tonnellate di rifiuti al giorno ciascuna, con una nuova linea dalla capacità di 300 tonnellate al giorno. Un’operazione apparentemente a saldo zero, ma c’è da dire che le prime due linee non riescono mai a raggiungere la capacità autorizzata perché vecchie e non performanti. Una linea completamente nuova e moderna potrebbe farlo.

Il piano dei rifiuti

All’orizzonte però appare anche una scadenza importante. Perché la quantità di rifiuti autorizzata per ogni impianto di termovalorizzazione (in Veneto ne sono rimasti due attivi, Padova e Schio) è decisa dal piano dei rifiuti, redatto dalla giunta e poi approvato dal consiglio regionale. Il piano prevede la partecipazione anche degli enti di bacino, in cui siedono i Comuni.

L’orizzonte temporale del piano dei rifiuti in vigore, approvato nell’aprile 2015, si estende fino a tutto l’anno 2020. Il prossimo consiglio regionale che nascerà dopo le elezioni del 20 e 21 settembre sarà chiamato ad elaborare un nuovo piano. Si dovrà decidere dunque cosa fare dei termovalorizzatori ed un impianto con grandi capacità di incenerimento potrebbe essere funzionale a tutto il territorio regionale, piuttosto che solo a quello padovano.

Padova infatti produce sempre meno rifiuti, dato che la racconta differenziata acquisisce sempre maggiori quote grazie alla diffusione del porta a porta. La scelta di potenziare San Lazzaro appare in controtendenza rispetto alle necessità del territorio.

La variabile dell’ospedale

C’è poi una variabile non di poco conto che entrerà in gioco nelle future valutazioni ambientali. Tutte le autorizzazioni dell’impianto di San Lazzaro rilasciate fino ad oggi non tenevano conto della presenza proprio a San Lazzaro del nuovo polo ospedaliero nato dall’accordo di programma firmato lo scorso 22 aprile da Regione, Comune, Provincia, Università e Azienda ospedaliera. La presenza di un polo da circa 900 posti letto che dovrebbe trovarsi in linea d’aria a un chilometro e mezzo dal termovalorizzatore potrebbe dunque incidere sulla valutazione ambientale. Ma il procedimento è appena all’inizio e solo tra qualche settimana (dopo le elezioni) Hera scoprirà le carte del suo progetto. —

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