Addio Bronx di Padova: via Anelli story

C'erano una volta il ghetto e il muro. Quarantacinque anni dopo la costruzione del residence Serenissima, si compie la parabola: abbattute le sei palazzine, al loro posto sorgerà la nuova Questura. In un plastico passaggio di testimone dal degrado alla legalità 

PADOVA. Addio Bronx di Padova, addio palazzine di via Anelli. Lunedì 14 settembre è terminato l'abbattimento dell'ultimo edificio del complesso Serenissima, iniziato sabato 29 agosto 2020. Con esso cadono anche le ultime vestigia del quartiere che, nella prima decade del nuovo millennio, divenne famigerato per la proliferazione della malavita e dello spaccio di droga. Ripercorriamo per sommi capi una storia poco edificante che oggi si conclude, con la restituzione alla città di un'area importante nella prima periferia, dove sarà realizzata la nuova sede della Questura, in un passaggio di testimone quasi plastico, dal degrado all'ordine pubblico. 

IL GHETTO

Il residence Serenissima - sei palazzine, per complessivi 276 mini-alloggi (fra i 40 e i 50 mq ciascuno) - viene costruito alla metà degli anni Settanta per dare spazio ad appartamenti per studenti universitari fuori sede. Nel corso degli anni però i primi proprietari vendono.

Nel quinquennio 1998-2003, da una ricerca sociologica, risulta che i proprietari ivi residenti sono appena il 9% e gli stranieri che hanno regolarmente acquistato l'8%. Dal 1977 al 2004 la Questura di Padova ha rilasciato 1.233 permessi di soggiorno a stranieri che hanno indicato via Anelli come domicilio e a marzo 2004 ne risultano validi 749. Così, all'inizio del 2004, il residence Serenissima è abitato da circa 1.200 persone. L'emergenza via Anelli è riassunta ancora dai numeri: 579 identificati (ottobre 2001-agosto 2003) e 39% clandestini; 64 arrestati e 54% tunisini, anche se le comunità prevalenti sono quelle marocchine e nigeriane. La ricerca conclude: via Anelli è diventata il "supermarket della droga".

La palazzina degli immigrati (foto Buzzanca)

Il 17 maggio 2002 il mattino di Padova ospita la testimonianza di una proprietaria italiana, una delle ultime rimaste a vivere nel residence. «Ogni giorno è peggio - racconta la signora che preferisce l'anonimato - Dopo Leonida Agosti, i nuovi amministratori non hanno fatto nulla. Anzi sono aumentate le spese condominiali e la sporcizia è inimmaginabile. I topi sono ovunque, l'autorimessa è stata chiusa e mai pulita, le fogne sono ingolfate». Il quadro tracciato dalla proprietaria è deprimente. E quello squallore quotidiano da anni è sopportato con dignità. E anche paura. «I clandestini sono centinaia - spiega la donna - Non serve chiamare, ogni giorno, la polizia e i vigili perché tanto non cambia nulla. Sono stati bloccati anche gli ascensori perché nella "buca" veniva nascosta la droga».

GLI SGOMBERI

Fu Flavio Zanonato, rieletto dopo cinque anni di amministrazione di Giustina Destro, a decidere che era giunto il momento di risolvere il problema della banlieue in zona Stanga. Il 28 febbraio 2005 iniziano i primi sgomberi di famiglie africane. Si parte dalla palazzina al numero 25. Ad ogni trasloco corrisponde una ricollocazione in nuovi alloggi, reperiti in accordo con l’Ater.

Uno sgombero di clandestini all'inizio degli anni Duemila

La prima palazzina sarà svuotata nel giro di sette giorni, con 120 immigrati liberati dal degrado e risistemati in case o, in qualche caso, in albergo. La palazzina è sigillata, ma già alla fine di marzo un esposto segnalerà il ritorno di abusivi. Da quel momento in poi gli sgomberi si susseguiranno a un ritmo quasi costante, ma con ostacoli a ogni passaggio, tra contestazioni, ricorsi al Tar (anche accolti, contro il piano particolareggiato del Comune) e proteste. La palazzina 27 è la seconda in lista, ma proprio un ricorso rallenta le operazioni e costringe a un primo lungo rinvio. Il censimento dei presenti, invece non si ferma. Così come non si fermano le retate contro gli spacciatori.

IL MURO

Il 2006 passa agli archivi come l’anno degli scontri durissimi in strada, con nigeriani e magrebini armati di rincole e machete che si affrontano. Il ghetto è un luogo sempre più invivibile, le forze dell’ordine lo presidiano ma non basta. Il Comune impone accessi pedonali per controllare meglio la strada, ma sono soluzioni provvisorie.

Scontri alla fine degli anni Novanta

La situazione esplode tra il 24 e il 26 luglio 2006. Un gruppo di nigeriani, per motivi legati al controllo dello spaccio, danneggia un centro culturale che i magrebini della zona utilizzano anche per pregare. L’indomani la vendetta: 150 magrebini, armati di coltelli e spranghe, si dirigono in via Anelli. Cominciano i tafferugli, ci sono i primi feriti. Le forze intervengono in numero massiccio. Alla fine vengono arrestati 21 magrebini per devastazione, saccheggio e violenza a pubblico ufficiale e si procede all'identificazione di 172 persone tra nigeriani e nordafricani. Perquisiti 96 appartamenti, con il sequestro di coltelli, mannaie, scimitarre e altre armi da taglio, due chili tra cocaina ed eroina. La misura è colma.

Il "muro" di via Anelli

Il sindaco Zanonato preme sull’acceleratore per arrivare allo sgombero totale e il 9 agosto 2006 dà l'ordine di iniziare a costruire  il muro che resterà per sempre simbolo di questa vicenda. Ottanta metri di pannelli di lamiera agganciati a montanti insieme, innalzati per separare la parte posteriore del complesso Serenissima dove avveniva lo spaccio di droga dai giardini e cortili privati di via De Besi. Quella del "muro" fu una scelta a costo zero, perché c’era la necessità, evidenziata dal questore di allora, Alessandro Marangoni, di fermare la fuga degli spacciatori appena intravedevano l’arrivo di un lampeggiante. 

Il 17 luglio 2007 viene chiusa l'ultima palazzina, quella al civico 29: il complesso Serenissima rimane come un rudere disabitato, monito di un passato che non deve più tornare. Per prevenire il ritorno di criminali e spacciatori nel complesso liberato, il Comune decide di recintare l’intera area con una gabbia a maglie strette alta tre metri. Passa quasi sottotraccia - ma è determinante - l’imponente investimento, economico e di lavoro, fatto dal Comune per arrivare al traguardo: 12 milioni investiti per le ricollocazioni, 250 nuovi alloggi pianificati con l’Ater. Tra le cifre che l’operazione lascia in eredità ci sono anche quindici mesi ad altissima tensione, fra il 2006 e il 2007, con 1.571 persone accompagnate in questura, 225 arresti per violazione delle norme sull’immigrazione, 80 per spaccio, 304 decreti di espulsione eseguiti.

LA DEMOLIZIONE

Via Anelli, abbattuta la prima delle palazzine dell'ex Bronx di Padova

A parire dal 2017 la giunta Giordani acquista tutti gli appartamenti delle sei palazzine per un totale di 5 milioni di euro. Lunedì 9 dicembre 2019 inizia la demolizione della prima delle sei palazzine. Nel complesso si scopre l'amianto ed è necessaria una complicata bonifica, per la quale il Comune di Padova spende un altro milione e 700 mila euro. Ad aggiudicarsi l'appalto per le opere di bonifica è stata la ditta Eureka srl di Marghera.

Padova, la demolizione di via Anelli vista dal drone

IL FUTURO

Nell'area dell'ex Bronx sorgerà la nuova Questura.  Il Comune ha raggiunto un accordo con il Demanio per una permuta di immobili. Lo Stato acquisirà il terreno in via Anelli e inizierà la progettazione della nuova Questura, il Comune in cambio avrà la piena proprietà dell’ex caserma Prandina. 

In volo sull'ex Bronx: ciò che rimane (ancora per poco) di via Anelli

Questura in via Anelli, Giordani presenta l'accordo

«La nuova Questura in via Anelli, l’accordo su Ospedale a San Lazzaro con Regione Veneto e Università e la nuova viabilità dell’Arco di Giano sono i risultati concreti di questi tre anni di lavoro. L’area Est assume un ruolo importante aumentando di centralità e valore. Qui si prepara un pezzo di futuro di Padova sempre più concreto e vicino» dice l'assessore Andrea Micalizzi

Via Anelli, inizia la demolizione dell'ultima palazzina

(a partire da testi di Claudio Malfitano, Enrico Ferro, Carlo Bellotto, Luca Preziusi)