Fiera, asse con Verona in rampa di lancio, offerta per la creazione di un polo veneto

Manifestazione di interesse degli scaligeri per la gestione delle esposizioni: attesa un’offerta vincolante entro il 31 agosto

PADOVA. C’è Veronafiere dietro la manifestazione d’interesse per la gestione del quartiere fieristico di via Tommaseo ricevuta da PadovaHall, la società proprietaria dei padiglioni le cui quote sono al 49,2% ciascuno di Comune e Provincia. Nell’offerta non è prevista la gestione del nuovo centro congressi, che sarà pronto nel febbraio 2021, ma solo la parte espositiva.

Logico dunque pensare alla creazione di un polo fieristico veneto, come più volte auspicato dal governatore Luca Zaia e dall’assessore alle attività economiche Roberto Marcato e del suo collega al turismo Federico Caner. I contatti sull’asse Verona-Padova dunque sono in corso: un’offerta di gestione vincolante dovrà concretizzarsi entro il 31 agosto. E potrebbe valere circa 4,7 milioni di euro all’anno.



La spinta della politica

Che ci sia l’interesse della politica a una relazione forte tra le fiere venete è chiaro. Soprattutto per il rischio che le strutture regionali possano essere “fagocitate” altrove. Come potrebbe accadere per Vicenza, inserita negli accordi che potrebbero portare alla fusione tra Rimini e Bologna Fiere.

E proprio l’Emilia, attraverso il governatore Stefano Bonaccini, guida il rilancio del settore. Assieme a Zaia e Fontana, infatti, il presidente della conferenza delle regioni ha chiesto al governo l’inserimento nel decreto Rilancio di un fondo da 600 milioni di euro per un sistema gravemente colpito dagli effetti del Covid. Un fondo che potrebbe quindi portare a Padova circa 30 milioni di euro ma ne consegnerebbe altri 150 a Verona.



Servono 7 milioni di euro

Veronafiere ha tutti i requisiti previsti dal bando per la gestione pubblicato da PadovaHall alcuni mesi fa. Gli scaligeri, che hanno presentato una manifestazione d’interesse, possono assicurare sia il possesso di un fatturato di almeno 50 milioni di euro, sia gli ultimi due bilanci in utile e l’aver realizzato negli ultimi tre anni almeno 30 eventi internazionali. Il bando prevedeva un costo annuo complessivo a carico del futuro gestore di circa 7 milioni di euro: c’erano circa 4,7 milioni di affitto del quartiere, poco meno di 2 milioni di costo del personale e un milione scarso per la manutenzione ordinaria dei padiglioni.

Le tre possibilità

La cessione della gestione del quartiere era solo una delle tre possibilità previste dal piano industriale presentato due settimane fa da Luca Veronesi, direttore generale di PadovaHall, realizzato con l’ausilio di Roland Berger, gruppo internazionale tedesco che si occupa proprio di consulenze strategiche nel settore espositivo.

La prima opzione è quella di cercare una partnership strategica di medio periodo. E Veronafiere è un serio candidato. La partnership prevederebbe la costituzione di una “newco” dove i due soci possano conferire gli strumenti necessari per guidare sia il quartiere di via Tommaseo che quello della città scaligera che si trova in viale del Lavoro e che già ospita eventi importanti come FieraCavalli e Vinitaly.

La seconda opzione in campo parla di una gestione diretta del quartiere da parte di PadovaHall con l’obiettivo di crescita dei marchi esistenti assieme all’acquisizione di nuove manifestazioni. Acquisizioni possibili solo con la vendita di parte del patrimonio immobiliare della società conferito dalla Camera di Commercio nell’ultimo aumento di capitale, grazie alla dismissione di Tecnoholding. Non resta che aspettare la fine del mese per chiudere il cerchio sul futuro di via Tommaseo. —

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