Monselice, ospedale da campo incompiuto: scontro tra Regione e Qatar

Sotto il tendone c’è il vuoto e anzi, l’erba cresce rigogliosa. Zaia: “Forniture pattuite mai arrivate”. L’Emirato invia però una nota: “L’impegno è stato mantenuto”

MONSELICE. Da una parte il presidente Zaia che parla di accordi disattesi, dall’altra il Governo del Qatar che dichiara di aver adempiuto ad ogni impegno. In mezzo un tendone vuoto e inutilizzato, dove cresce rigogliosa l’erba e che rischia di far da capanna ad un incidente diplomatico. Quello fra Regione e Emirato, che evidentemente in questi mesi hanno avuto qualche problema di comunicazione. Ma andiamo con ordine.

IL DONO DELL'EMIRO

Da «luxury hospital» a «tendone che non ci serve a nulla»: è l’epopea al contrario dell’ospedale da campo donato dal Qatar al Veneto. La struttura, tre tendoni da 5 mila metri quadri, è già innalzata da mesi nel parcheggio-dipendenti del “Madre Teresa”. Il complesso ospedaliero – «luxury hospital» come lo aveva definito il presidente Luca Zaia a inizio aprile – doveva essere pronto lo scorso 12 maggio. Avrebbe dovuto ospitare 500 posti letto, scesi a 200 dopo che tecnici e operai all’opera hanno adeguato gli standard di sicurezza qatarioti a quelli italiani. Proprio questa revisione tecnica ha rallentato i lavori, che hanno subito una nuova battuta d’arresto – hanno spiegato dalla Regione – visto il Ramadan del Qatar.

Il tendone principale dell'ospedale da campo


FORNITURE NON COMPLETE

Il dono di lusso è tuttavia diventato un «tendone che non ci serve a nulla» – altra affermazione targata Zaia – quando la Regione si è trovata senza pavimenti, senza letti e senza ventilatori di terapia intensiva. Lo ha ribadito nuovamente ieri mattina, a Schiavonia, il presidente: «Nella donazione, da intese avute, c’erano anche letti, postazioni e terapie intensive. Ad oggi non abbiamo notizie. Vedremo quali saranno gli sviluppi».

Più o meno come quanto affermato lo scorso 19 giugno: «Il Qatar doveva darci un ospedale allestito completamente. Siccome così non è, abbiamo scritto all’ambasciata qatariota chiedendo quando arriverà il materiale interno. Se non arriva, è chiaro, non ce ne facciamo niente di un tendone. Questo è poco ma sicuro».

Ieri, peraltro, Zaia ha sottolineato ancora una volta l’effettiva utilità dell’ospedale mobile: «È un’esercitazione di montaggio, e solo in parte ha funzioni prudenziali: insomma, difficilmente verrà utilizzato. Lo smonteremo dopo l’autunno».

LA RISPOSTA DEL QATAR

Ma il Qatar, tirato per la giacchetta, che dice? Lo abbiamo chiesto direttamente al Governments Communication Office, organo di comunicazione governativa che risponde direttamente al Primo ministro dell’Emirato. Abbiamo chiesto: la Regione ha più volte affermato che il cantiere dell’ospedale è fermo perché il Qatar non ha garantito tutte le forniture promesse dagli accordi; è effettivamente così? La risposta ufficiale: «Il Qatar ha adempiuto al suo impegno di consegnare le spedizioni (si parla di shipment, probabilmente via nave) concordate per l’ospedale “Madre Teresa”». Nessuna promessa disattesa.

Il sopralluogo di tecnici e militari del Qatar compiuto a Schiavonia ad aprile

E ancora: «I funzionari di entrambe le parti hanno espresso il loro impegno a continuare a lavorare insieme per sviluppare ambiti di cooperazione. L’Italia ha espresso la propria gratitudine al Governo del Qatar per aver adempiuto al proprio impegno». E i pavimenti e i letti? «Nel caso in cui nuove richieste arrivassero alla nostra attenzione, passeranno attraverso i soliti canali diplomatici e saranno rese note al pubblico una volta raggiunto un accordo». Con un augurio finale: «Salute e prosperità all’Italia» 

LA DENUNCIA DELL'EX CONSIGLIERE

«Non è buono manco per farci la “Festa dei Bisi”». Santino Bozza, monselicense, fino al 2015 consigliere regionale con la Lega ma oggi tra i primi oppositori dell’attuale partito leghista, domenica scorsa ha voluto svolgere un sopralluogo al cantiere dell’ospedale da campo. «Guardate, è tutto vuoto e c’è l’erba alta un metro e mezzo nelle aiuole» mostra l’ex consigliere «Questo ospedale è uno scatolone vuoto, per cui si è dovuto occupare se non distruggere il parcheggio dei dipendenti. Rispecchia un po’ la politica di Zaia e della Regione verso i nostri ospedali nella Bassa, dove ci si è dimenticati che non si muore di solo Covid-19».

L'ex consigliere regionale Santino Bozza mostra l'incuria nel cantiere

C’è da dire che l’accoglienza dell’ospedale da campo non è stata fortunata neppure al Sud: l’altro complesso donato dal Qatar - l’Emiro ha offerto due ospedali da campo all’Italia - è stato prima osteggiato per timore che potesse danneggiare il turismo, quindi sdoppiato tra Potenza e Matera, infine montato ma mai allestito.



 

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