L’Egitto di Belzoni, oltre 50 mila visitatori «Mostra della svolta nonostante il Covid»

Ieri l’ultimo giorno dell’esposizione al San Gaetano. Colasio: «Centro Altinate uniformato agli standard dei poli europei» 

L’EVENTO

È terminata ieri la mostra L’Egitto di Belzoni, l’imponente esposizione che ha portato a Padova, al Centro culturale San Gaetano in via Altinate, opere e reperti dell’antico Egitto di primissimo piano a livello mondiale, per raccontare la vita, i viaggi, e le scoperte di Giovanni Battista Belzoni, che a inizio Ottocento fu tra i primi ad avventurarsi alla ricerca dei reperti dell’antica civiltà egizia.


La mostra, inaugurata lo scorso 25 ottobre, ha naturalmente risentito dei mesi di lockdown, ma grazie alla disponibilità di tutti i musei proprietari delle opere esposte – tra cui il museo archeologico di Firenze, il museo egizio di Torino, i Musei Vaticani, ma anche il British Museum di Londra e il Louvre di Parigi – si è potuta posticipare di un mese la chiusura, inizialmente prevista per il 28 giugno. «Era una mostra che non si poteva non fare – commenta l’assessore alla cultura di Padova, Andrea Colasio – una vera mostra identitaria legata indissolubilmente alla città, creata per raccontarne uno dei più grandi protagonisti nella storia europea».

L’assessore traccia un bilancio positivo: «Abbiamo superato le 50mila presenze, un risultato che considerando il Covid è in linea con le nostre aspettative; contavamo di arrivare a 120 mila, numero che, con questo riscontro, in situazioni normali avremmo raggiunto».

La mostra ha avuto un grande successo anche tra i più giovani, nonostante la chiusura delle scuole. «Delle 1400 scuole che avevano prenotato siamo riusciti a portarne solo 200, perché la maggior parte sarebbero venute nei mesi di marzo, aprile e maggio – prosegue Colasio – eppure il target giovanile ha risposto bene. Era una mostra molto rigorosa sul piano scientifico ma anche accattivante e accessibile. Era bello che i ragazzi di Padova conoscessero l’epopea di una figura così importante della loro città, ma per tutti è stato significativo vedere finalmente una mostra dedicata a un grande padovano».

E l’esperienza della mostra continuerà anche dopo la chiusura: il Consorzio di promozione turistica e il Gruppo Icat, che ha curato la comunicazione dell’evento, organizzeranno una serie di itinerari per le scolaresche che permetteranno ai bambini e ai ragazzi che non hanno potuto vedere la mostra, di visitarla con tour virtuali, ma anche attraverso i luoghi belzoniani della città, da Palazzo della Ragione, alla Sala Egizia del Caffè Pedrocchi, alla casa natìa dell’esploratore, in via Belzoni. Forte del suo successo, la mostra su Belzoni diventerà un trampolino per continuare a proporre a Padova eventi culturali di livello internazionale: «È il primo risultato concreto di una nuova strategia per le grandi mostre – spiega l’assessore – che è stata possibile grazie a un investimento strategico sul Centro San Gaetano, che è stato uniformato agli standard dei più grandi musei europei, con le adeguate risorse tecnologiche per la sicurezza e la preservazione dei beni artistici».

Resta solo un po’ di amarezza per non aver potuto prolungare ancora il periodo di apertura: «Saremmo andati avanti ancora, per recuperare i mesi persi, ma naturalmente dobbiamo onorare l’impegno preso con Marco Goldin e Linea d’Ombra, per una grande mostra su Van Gogh». Per “I colori della vita” l’appuntamento al Centro San Gaetano è per il 10 ottobre. —

roberto rafaschieri

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