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Hospice pediatrico di Padova, 50 bimbi in attesa: «Serve soluzione in tempi stretti»

Il Centro regionale combatte con una lunga lista d’attesa. La responsabile Franca Benini: «È necessario uno spazio più adeguato»

Alice Ferretti
2 minuti di lettura

PADOVA. Sono più di 50 i bambini in lista d’attesa all’Hospice pediatrico di Padova, centro di riferimento regionale per le cure palliative dedicate ai minori. La maggior parte attendono di essere chiamati per un ricovero programmato che ha lo scopo di tenerli monitorati nell’evoluzione di malattie incurabili e allo stesso tempo di lenire il loro dolore.

Una difficoltà, quella legata alle lunghe liste di attesa, con cui da diverso tempo la struttura di via Ospedale Civile 57 si trova a fare i conti, ma che è peggiorata notevolmente a causa del periodo di chiusura dovuto all’emergenza Covid-19.

«Nel periodo di lockdown abbiamo sospeso i ricoveri programmati in primis per tutelare i piccoli pazienti e abbiamo lavorato da casa. Stiamo cercando di recuperare il tempo perduto ma ad oggi i bambini che attendono sono più di 50» conferma Franca Benini, responsabile del Centro regionale veneto di Terapia del dolore e Cure palliative pediatriche. Il problema è che i posti letto per accogliere i piccoli pazienti sono solo quattro. «Ci sarebbe bisogno il prima possibile di uno spazio più grande e di più letti a disposizione» sottolinea la responsabile.

Una vera e propria emergenza quella dell’Hospice pediatrico che ben conosce il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Luciano Flor: «Stiamo pensando a spostare l’Hospice all’interno di via Giustiniani, magari vicino al Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino. Stiamo ragionando adesso sulla dislocazione ma entro ottobre dovremmo avere una soluzione anche per l’Hospice pediatrico». Certo poi serviranno almeno un paio di anni perché il progetto diventi realtà. Intanto però le mamme dei piccoli malati cercano di trovare una soluzione più immediata e un’idea per tamponare fin da subito il problema degli spazi ce l’avrebbero già.

«Se ci dessero in uso il primo piano di via Ospedale Civile 57, dove si trova il Centro per i bimbi maltrattati guadagneremo da subito cinque stanze» dice Paola Contiero, mamma di Alessandro, che dal 2008 è seguito dalla struttura. «Si tratta di stanze chiuse e inutilizzate. Non capiamo perché non possa usufruirne l’Hospice». Un’osservazione condivisa da quasi tutti i genitori dei bimbi in cura. E per una soluzione veloce, ancorché temporanea, spinge la direttrice Benini: «La nostra speranza è che venga trovato uno spazio più adatto magari prima che sia pronta Pediatria» l’auspicio, «dovremmo incontrarci e fare una programmazione».

Intanto la vita all’interno dell’Hospice nel post Covid ha ripreso regolarmente. La professionalità dell’equipe di medici, infermieri e psicologi, unita alla grande umanità, continua a far sentire i piccoli ospiti e le loro famiglie a casa. «Per noi questa non è più una struttura ospedaliera ma è diventata una seconda casa, un rifugio dove portare in sicurezza nostra figlia a fare controlli e a curarsi» dice Federica Toffanin, mamma di Lavinia, 9 anni, affetta da una malattia genetica rara e seguita dalla struttura dal 2015. «Irene è curata all’Hospice da 6 anni, praticamente da quando è nata» racconta Susi Rossi, «non è facile accettare il fatto di avere un bambino inguaribile. Qui però grazie ai medici che ti insegnano come gestire anche a casa la malattia di tuo figlio, grazie agli psicologi che ti sostengono durante tutto il percorso, ti senti un po’ più protetta». 
 

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