Case di riposo, sono 240 i posti liberi: centinaia di anziani in lista d’attesa

Situazione post Covid, bilanci degli istituti a rischio, ci si aspetta un intervento della Regione a sostegno delle rette

PADOVA. I postumi del coronavirus lasciano macerie nei fragili bilanci delle case di riposo padovane. Se prima della pandemia il tasso di occupazione dei posti letto oscillava tra il 98 e il 99%, ora questa percentuale è scesa tra il 94 e il 95%. A dirla così sembra poca cosa invece quel 5% di fatturato in meno mette a serio rischio la sostenibilità di molti istituti di riposo per anziani. Le 38 strutture accreditate in provincia vedono attualmente occupati 4.012 posti letto, l’andamento registra una perdita che si attesta tra il 5 e il 7% quindi segnala 240 posti letto persi in totale.

Colpa del distanziamento


Il quadro dei numeri viene così letto da Roberto Volpe dell’Uripa, l’Unione regionale istituti per anziani della Regione pubbliche e no profit. «Le varie strutture non occupano questi posti letto per garantire i distanziamenti necessari per tutelare gli ospiti quindi l’accoglimento degli anziani non è più così automatico come avveniva in precedenza» sottolinea «poi va registrata una componente di paura che c’è da parte dei familiari, l’idea che purtroppo si è radicata è che le case di riposo siano state un lazzaretto. Non è di certo stato così anzi sono stati tra i luoghi più sicuri durante la pandemia.

Ovviamente sono più penalizzate le strutture che hanno registrato dei casi di contagio e di decessi da Covid. La domanda comunque c’è, stimiamo che nella nostra provincia ci siano alcune centinaia di ospiti in attesa di entrare nei vari istituti. In questa settimana ci sono persone che sono entrate nelle case di riposo perché avevano un reale bisogno, per gli altri, chi può aspetta. È forte la componente dell’attendismo.

Mi sento di fare una rassicurazione ai familiari, i nostri istituti sono sicuri, ma in questo momento siamo nel guado. La situazione potrebbe aggravarsi con il problema delle badanti che non tornano dopo aver fatto visita alle proprie famiglie e questo potrebbe spingere i ricoveri. Tra i famigliari di chi è in attesa di essere ricoverato c’è l’ansia di capire cosa succederà ad ottobre, c’è la preoccupazione di non poter vedere per un lungo periodo i propri cari». Va sottolineato che nel periodo più grave della pandemia la Regione aveva sospeso i nuovi ingressi.

Le rette non crescono

Le rette per ora sono rimaste invariate nonostante deficit di bilancio che possono essere spiegati con un conteggio molto semplice. Un posto letto in una Rsa vale all’incirca 25.000 l’anno. Se si fa una media, approssimativa (visto che dipende dalla grandezza di ogni struttura) la mancanza di 6 ospiti, porta ad un mancato introito di 150.000 euro, una cifra non certo irrilevante negli introiti della singola Rsa. Le strutture non hanno toccato i costi delle rette e sperano in una maggior contribuzione da parte della Regione che starebbe valutando un sostegno più pesante per le rette.

Un anziano costa 110 euro al giorno

Mediamente il costo di un anziano è di 110 euro al giorno (di questo importo il 75% è riferito a costo del lavoro). Di questa somma, sempre mediamente (dipende dal reddito e dalla condizione di salute) la Regione stanzia 49 euro al giorno, mentre la famiglia dell’ospite 60 euro.

Ne deriva una spesa per i familiari che oscilla sui 1.800 euro mensili, molto spesso ben al di sopra della pensione percepita dal familiare bisognoso di essere curato. Le rette sono aumentate nel corso degli ultimi 10 anni perché sono aumentati i costi di gestione mentre le contribuzioni regionali sono rimaste le medesime. Per completare il quadro dei spese basti pensare che un operatore costa all’incirca 40 centesimi al minuto mentre un infermiere arriva a 45.

Tra obblighi di distanziamento e preoccupazioni varie, se prima un posto letto che si liberava per la morte dell’ospite rimaneva vuoto quel paio di giorni per preparare la sistemazione del nuovo arrivato, ora la situazione è cambiata. È finché non si troverà un vaccino è difficile che la situazione ritorni quella antecedente al virus. —
 

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