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Piove di Sacco, “Buttati fuori dal bar perché siamo stranieri”

La denuncia di un marocchino e di un tunisino: “Lavoriamo, siamo brave persone”. Il titolare: “Fare chiarezza”

PIOVE DI SACCO. Ne hanno fatto una questione di principio e hanno deciso di andare fino in fondo, denunciando il titolare del bar che li ha respinti perché stranieri e quindi non graditi in qualità di clienti. Secondo gli avvocati padovani Marco Destro e Giovanna Colucci, che li rappresentano, i reati che si configurerebbero sarebbero quelli della violenza privata con l’aggravante dei motivi raziali. Atef Hammadi è un trentottenne tunisino da quasi quindici anni in città, dove si è costruito una famiglia e una realtà lavorativa. È un artigiano edile conosciuto non solo a Piove di Sacco. Hafid El Hatimi, che di anni ne ha 31, è invece un operaio arrivato dal Marocco e che la sua vita se l’è costruita a Pontelongo.

Lo scorso fine settimana, con le rispettive famiglie e alcuni amici italiani, si trovavano in centro storico per passare insieme il sabato sera festeggiando un compleanno. Mentre Hammadi si recava in una vicina gelateria, El Hatimi è entrato al Cafè Pavoni, in quel momento colmo di avventori, per ordinare da bere. «Sono stato bruscamente fermato da un buttafuori» racconta quest’ultimo nella querela «che con tono minaccioso mi ha intimato di uscire perché il gestore ha ordinato di non fare entrare gli stranieri. Così, spaventato, sono uscito e ho subito telefonato alle autorità».


Hammadi, appreso quanto era accaduto, ha deciso di entrare nel bar per verificare di persona che non si fosse trattato di un equivoco. «Una volta entrato» spiega l’artigiano tunisino «sono stato fermato anch’io dal buttafuori che mi ha sbarrato l’accesso al bancone e mi ha esplicitamente detto che “Oggi i marocchini non bevono”. A quel punto sono uscito e ho chiamato pure io le autorità».

Sul posto, quella sera, alla fine è arrivata una pattuglia della polizia locale che si è limitata a prendere nota dell’accaduto. I due nordafricani però il giorno dopo si sono recati in caserma dai carabinieri per esporre i fatti e si sono affidati a dei legali. «Siamo persone per bene» aggiunge Hammadi «qui tutti conoscono. Siamo entrati in un locale pubblico, niente di più. Io tra l’altro ho anche un’attività ed essere trattato in questa maniera davanti a tanti conoscenti è stato anche un danno alla mia immagine. Inoltre eravamo con le nostre famiglie che sono rimaste molto turbate».

Da parte sua Daniele Rosi, titolare da qualche anno dello storico locale cittadino e frequentatissimo da sempre nel fine settimana dai giovani di tutto il Piovese, preferisce al momento non approfondire la questione visto che non gli è stata ancora notificata alcuna denuncia. «Nel momento in cui sarò eventualmente citato» dice con serenità «mi rivolgerò al mio legale. Non entro nel merito del fatto in questione, su cui sicuramente bisognerà fare chiarezza. In generale, un servizio di sicurezza nelle serate più affollate è necessario per evitare episodi gradevoli che non fanno bene al buon nome dell’attività e possono causare problemi alle persone che vogliono solo passare una bella serata. Proprio la sera prima c’era stata una rissa causata da un gruppo di ragazzi stranieri ubriachi. Fatti del genere purtroppo si ripetono. Gestire la sicurezza non è semplice». 

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