Crisi da Coronavirus, gli albergatori delle Terme Euganee chiedono libertà di licenziamento

Abano e Montegrotto in difficoltà, l’allarme di Federalberghi: «Se non verranno prorogati gli ammortizzatori sociali, le aziende andranno in difficoltà»

ABANO TERME. Ammortizzatori sociali almeno fino a fine anno per contrastare la crisi del lavoro alle terme. Li chiedono in coro albergatori e organizzazioni sindacali per consentire al comparto termale di Abano e Montegrotto di reggere.

Sbloccare i licenziamenti per far passare i lavoratori a contratto a tempo indeterminato a tempo determinato ed evitare così di fallire. È la misura che chiedono gli albergatori per salvare le aziende.

«Ci troviamo a dover affrontare una situazione paradossale dal punto di vista della gestione della forza lavoro, in quanto gli ammortizzatori sociali (Fis) straordinari per Covid-19 per i 2000 lavoratori con contratto a tempo indeterminato sono terminati in molte aziende e nonostante ci siano indicazioni di proroga almeno fino al 30 settembre, ma sarebbe più auspicabile almeno fino al 31 dicembre, ad oggi non abbiamo avuto alcun nuovo provvedimento e ci troviamo scoperti dalle tutele necessarie», spiega Marco Gottardo, direttore di Federalberghi Terme Abano Montegrotto.

«Stiamo cercando di attivare, con tutte le problematiche del caso, delle procedure ordinarie di sostengo al reddito; procedure che sono molto costose per le aziende e prevedono degli iter burocratici ed autorizzativi per nulla scontati».

«Credo che la soluzione migliore sarebbe stata quella di non bloccare i licenziamenti fino al 17 agosto, di eliminare invece i ticket di licenziamento e poter far così scivolare tutti i lavoratori in Naspi con tutte le tutele retributive e contributive a carico del Governo», aggiunge Gottardo.

«Non trovo sia corretto tutelare i lavoratori in momenti come questi con tutti gli oneri e i rischi del caso solo a carico del sistema impresa. Questo anche alla luce delle reiterate problematiche delle imprese turistiche ad avere un minimo di mercato e, quindi, di ricavi sufficienti per fare fronte ai costi».

È urgente e necessario che vengano date alle imprese gli strumenti minimi per poter provare a conservare la loro capacità di operare. «Delle due l’una: o vengono prorogati gli ammortizzatori sociali straordinari almeno fino al giorno in cui non sarà possibile licenziare i dipendenti oppure se non arrivano ammortizzatori straordinari devono essere eliminate anche le tutele straordinarie per i lavoratori, altrimenti le aziende non hanno strade che quella di portare i libri in tribunale. Dico questo anche a vantaggio dei lavoratori e non solo delle imprese. Lavoratori che rischiano di restare imprigionati in contratti di lavoro che non possono essere più rispettati ed onorati dalle aziende che non hanno ricavi sufficienti per fare fronte ai costi della crisi di mercato data dall’emergenza sanitaria. L’altro vero tema è quali saranno poi gli investimenti strutturali, da parte di Governo e Regione, che verranno fatti nel sistema turistico».

Cosi Marco Bodon, segretario generale della Fisascat. «Il 70% dei lavoratori non tornerà a lavorare stabilmente prima di fine agosto, primi di settembre», ammette. «Serve rinnovare il Fis straordinario per altre 9 settimane e garantire la prosecuzione della Naspi per 1500 dipendenti, dato che per molti lavoratori con contratto a tempo determinato è in graduale esaurimento». —


 

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