Trenta bengalesi scaricati in strada si danno alla fuga: è allarme Covid a Campodarsego

A piedi lungo la regionale 308, interviene la municipale: fermati in 11, solo due avevano i documenti. Sono stati sottoposti a tampone

CAMPODARSEGO. Nella psicosi collettiva da coronavirus un gruppo di bengalesi a passeggio lungo la regionale 308 fa scattare il massimo allarme per il rischio di contagio. Erano più o meno una trentina, ne sono stati rintracciati soltanto undici. Tutti saranno sottoposti al tampone e ospitati in una struttura individuata dalla Prefettura. Tuttavia, al momento, il virus che ha generato tutta questa storia sembra essere quello del lavoro nero.

L'ALLARME


Sono le 17 quando alcuni automobilisti in transito sulla Sr308, tra cui anche il presidente della Provincia di Padova Fabio Bui, segnalano al 112 la presenza di alcuni bengalesi a passeggio lungo la regione. Ciò che genera l’allarme è il fatto che, solo 24 ore prima, l’Italia abbia bloccato l’ingresso alle persone provenienti da 13 Paesi, tra cui anche il Bangladesh. Dunque chi segnala teme un ingresso abusivo in Italia, con contestuale pericolo di un nuovo focolaio. Circostanza assai remota, per la verità. Ma questa è la molla che fa scattare tutto il dispositivo.

RINCORSI

Scatta quindi la caccia all’uomo, con i vigili urbani a inseguire le persone lungo la strada, attraverso i campi. Qualcuno viene fermato, altri fuggono attraverso i campi, c’è anche chi, come documenta il mattino di Padova, riesce pure a salire in un taxi. Alla fine i vigili riescono a radunarne 11. Li fanno sedere nel piazzale del magazzino comunale, provano a parlarci ma quelli fanno scena muta.

Di undici solo due hanno i documenti. Dicono di non parlare italiano e nemmeno inglese. Annuiscono e così si riesce ad avere un conteggio approssimativo delle nazionalità: 5 del Bangladesh, 3 dello Sri Lanka e 3 del Pakistan.

LAVORO NERO

Ognuno con il proprio bagaglio e tutti con parecchi soldi in tasca. «Anche più di 300 euro», racconta un agente della municipale. Dunque l’unica cosa certa, al momento, è che sono scesi dal cassone di un camion. O meglio: sono stati fatti scendere e lasciati lì, in quella vasta area di campi e capannoni che si sviluppa lungo l’asse della regionale. Ma da dove venissero e chi li abbia lasciati lì, questo è ancora un mistero. A qualcuno hanno detto di venire da Napoli e di essere diretti lì, a qualcun altro di voler raggiungere Milano ma qualcuno ha biascicato anche la parola Roma. Per il resto, tanta scena muta e poche risposte vere.

Eppure un legame con Campodarsego c’è, anche sentendo le testimonianze della gente del posto: «Qualche settimana fa mi era già successo di vedere un gruppo come questo lungo la statale, ma pensavo che avessero rotto un pullman». E allora cosa è cambiato da qualche settimana fa? È cambiato che adesso il Bangladesh è un paese in cui la pandemia ha iniziato a galoppare.

SOLUZIONE

E quindi mentre prima chi vedeva se ne fregava, ora invece no. Per la Prefettura di Padova si tratta di un normale intervento in presenza di un gruppo di persone senza documenti. Visto che non si conosce la provenienza, allora si è deciso di far fare i tamponi a tutti. In attesa dell’esito saranno ospitati in una struttura. Altro capitolo è quello delle identificazioni. Gli unici due in possesso dei documenti avevano un visto d’ingresso in Italia nel 2019 e nel 2016, dalla Romania. Gli altri non si sa. «Però hanno tutti Facebook» racconta un agente dopo aver tentato di parlare con loro. «E soprattutto hanno tutti il telefonino. Ho chiesto loro come hanno fatto a farsi fare a sim se sono senza documenti. Ma nessuno mi ha risposto».

LE INDAGINI

Messa da parte la paura per il virus, si tratta di capire se ci sia qualche legame con il tessuto economico dell’Alta padovana. In una stagione come questa, non è escluso che si tratti di lavoratori in nero impiegati nell’agricoltura, pagati due lire e poi abbandonati sulla strada. 
 

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