Compiti e gioco, l’estate è una festa per 140 bambini di tre quartieri

Qualcuno l’ha detto a voce alta, altri sicuramente l’hanno solo pensato. Ma rientrare in aula, dopo quattro mesi, è stato bellissimo per tutti. La Summer School della Comunità Sant’Egidio è ripartita così, con emozioni forti: ritrovare gli amici, il proprio banco, gli spazi della scuola e del doposcuola, gli educatori di sempre e quelli nuovi. Tra loro, anche tanti volontari conosciuti durante il lockdown, qualche fratello maggiore, un sacco di ragazzi, liceali e universitari, 65 in tutto, che - dopo essere stati formati - hanno deciso di dedicare due settimane della loro estate a questa esperienza speciale, dalla quale, assicurano i più esperti, si esce sempre più carichi.

Tre scuole, tre quartieri, 140 bambini iscritti, due settimane di centro estivo formativo - chiamiamolo così - per sette ore al giorno di divertimento ma anche di didattica, e non a distanza finalmente. Questi sono i numeri della Summer School, che sarebbe il naturale prolungamento della Scuola della Pace, cioè l’aiuto compiti più tradizionale in programma durante l’anno scolastico, ma che in questo strano 2020 diventa insieme centro estivo e momento di recupero delle lezioni perse. Lo spirito è quello della Sant’Egidio: aiutare gli ultimi, uno per uno, conoscendone la storia personale. Il resto viene di conseguenza: le rette sono poco più che simboliche (20 euro alla settimana, pasto compreso), ma finisce che tra i volontari ce n’è più d’uno che si fa carico di “adottare” un bambino, così come sta facendo anche l’associazione Gioca con il cuore, che raccoglie fondi per lo stesso motivo. «I volontari sposano la linea e si portano il pranzo al sacco, per limitare i costi», racconta Elisa Rizzato, che coordina questa straordinaria organizzazione. «Ma c’è una grande generosità della città, qualcuno ci ha regalato i libri delle vacanze, altri i detersivi».


Le sedi sono tre: la scuola Cornaro alla Guizza, con 70 bambini e 30 educatori; la Muratori all’Arcella (35 più 20); il Girasole a Mortise (35 più 15). Le regole sono quelle anti-contagio, previste dal bando del Comune. Alla mattina si fa didattica, con un po’ di fatica per il caldo. Ma poi ci sono i giochi d’acqua, le attività sull’ecologia, si scrivono lettere agli anziani del quartiere. E di venerdì si va anche in gita. «Cerchiamo di rimediare al fatto che quest’anno non si può andare in montagna come negli ultimi anni», spiega Elisa Rizzato. «Nei confronti dei bambini sentiamo di avere un debito per questi mesi in cui sono stati chiusi in casa». Di bello c’è che questa corsa liberatoria verso lo stare di nuovo insieme sta accomunando tutti, chi aveva più bisogno e chi meno, chi frequentava il doposcuola e chi no, chi aveva più problemi e chi meno. Con gesti di generosità commoventi, a segnare in modo indelebile il momento. All’Arcella, per esempio, le famiglie cinesi che frequentano il doposcuola, con un eccesso di scrupolo, hanno scelto di fare un passo indietro, per paura di essere in qualche modo un elemento di disturbo per chi ha ancora tanta paura del virus. E questo pensare agli altri diventa contagioso. Così ieri L., una bambina italiana, si è presentata a scuola con uno zainetto nuovo da regalare a N., la sua compagna bengalese, che portava i libri in un sacchetto della spesa. Si sono abbracciate. La loro estate è già indimenticabile. —

cric

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