Clan Bolognino, Biasion in lacrime «Ero pieno di debiti e avevo paura»

L’imprenditore del Piovese, imputato e vittima, ha raccontato come fu arruolato nel business delle false fatturazioni



«Dovevo dei soldi a Sergio Bolognino. Mi chiamava al telefono: “Dove sei?”. Poi l’appuntamento a casa mia, in cantiere o in qualche bar. Arrivava in Audi o in Bmw, sempre in compagnia di altre persone che scendevano dall’auto e si mettevano a fumare guardandosi intorno». Una scena da film che racconta una storia di mafia. Invece è storia di vita vera, nel cuore del Nordest. «Avevo timore di loro, un senso di disagio... Ma non ho mai raccontato nulla alla mia famiglia, volevo tenerli fuori».




Piange quando pensa alla famiglia Adriano Biasion, 55enne di Piove di Sacco ancora agli arresti domiciliari, imprenditore nel ramo immobiliare fino a qualche anno fa e ora sul banco degli imputati per una sfilza di reati che lo hanno catapultato, gomito a gomito, con esponenti di spicco dell’ndrangheta da esportazione, quella che ha investito tra l’Emilia e il Veneto. Piange e il groppo in gola lo costringe a interrompere la testimonianza e a bere qualche sorso d’acqua. Per le accuse di associazione a delinquere, riciclaggio, false fatturazioni per operazioni inesistenti e alcuni episodi di estorsione, lunedì avrà un appuntamento davanti al gup veneziano. Obiettivo: chiudere il conto con la giustizia nell’ambito di un giudizio abbreviato.

Ieri davanti al tribunale di Padova e al pm della Dda veneziana Paola Tonini, per molte ore ha raccontato i rapporti con Sergio Bolognino, il boss con quartier generale a Tezze sul Brenta e un ruolo di peso nell’articolazione veneto-emiliana del clan Grande Aracri (clan della ’ndrangheta), e con il picchiatore del gruppo malavitoso Antonio Genesio Mangone, tutti e due collegati in videoconferenza (il primo dal carcere di Nuoro, il secondo da quello di Civitavecchia). Tutti e due imputati di associazione a delinquere di stampo mafioso (oltre a false fatturazioni, riciclaggio ed estorsione). «Ho conosciuto Bolognino nel 2006 quando affidai alla sua impresa i lavori per la realizzazione di 36 abitazioni a Carmignano di Brenta per un valore di 900 mila euro». Presto arrivano tempi bui: la crisi nell’edilizia fa lievitare i debiti e i creditori bussano alle porte. Biasion è a caccia disperata di soldi visto che si ritrova «con un debito arrivato a 4, forse 5 milioni tra banche e fornitori, anche se avevo un credito di un milione di euro». Bolognino si fa avanti con un prestito di 140 mila euro. Un prestito che Biasion pagherà carissimo. «Il mio collega e amico Francesco Gigliotti mi avvertì: “Stai attento...”. Anche lui era in debito con Bolognino ed era stato picchiato... Mi disse che “a un certo punto i soldi se li portano a casa”». Il riferimento è al duo Bolognino-Mangone. Gigliotti, con ufficio a San Giorgio in Bosco, finisce male: tra debiti, depressione, minacce e una casa pignorata, mette fine a tutto con un gesto estremo. «Un giorno lo hanno trovato appeso» ha rammentato Biasion che, di fronte alle insistenti minacce, tra il 2009 e il 2013 cerca di consegnare dei soldi in contanti. Nel 2009 tramite il collega padovano Leonardo Lovo (imputato a Venezia), Giuseppe Di Rosa gli fa un prestito e lo convince a entrare nel giro delle false fatture. Non è un amico: pretenderà la restituzione dei soldi (dice) affidandosi ai “buoni uffici” di Mangone come un paio di mesi più tardi farà Bolognino. «All’inizio si presentano come quelli che ti devono salvare....» ha chiarito Biasion. Pure Bolognino lo arruola nel business delle false fatture.



Intanto, colpo di scena in apertura dell’udienza. Con una nuova eccezione d’incompetenza territoriale sollevata dall’avvocato Domenico Riposati che va a segno. Risultato: restano davanti al tribunale padovano i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione a carico di 8 imputati: i calabresi Francesco Agostino, Antonio Carvelli, Stefano Marzano oltre a Mangone e Bolognino con il trevigiano Antonio Gnesotto di Villorba, Luca Zanetti ed Emanuel Levorato di Vigonza.

Trasmessi al tribunale di Venezia gli atti per quanto riguarda i sei imputati a vario titolo di riciclaggio e falsa fatturazione: il veneziano Andrea Biasion, il bellunese Ferdinando Carraro, Renata Muzzati di Piove di Sacco, il calabrese Leonardo Nardella, Patrizia Orlando vicentina di Tezze sul Brenta e il calabrese-emiliano Valter Zangari. Di nuovo in aula lunedì. —.

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