Dramma a Vigonza: padre di tre figli rimasto senza lavoro si suicida

L'uomo si è tolto la vita in un momento di disperazione. Non lavorava da gennaio e non riusciva più a pagare l'affitto

Un salto nel vuoto da venti metri d’altezza, per fuggire dal tormento delle ansie che l’affliggevano. Il lavoro perso, lo sfratto imminente, le tre figlie da crescere, la moglie da mantenere. Un uomo di 54 anni, origini algerine, cittadinanza italiana, ieri nel primo pomeriggio è salito sul tetto di un palazzo e si è buttato. Prima aveva tentato di farla finita infliggendosi alcune coltellate all’addome. In tasca aveva un biglietto: «Ho fallito, non ho più soldi né lavoro. Perdonatemi». 
l’allarme
Le urla strazianti delle prime persone che vedono il corpo rannicchiato a terra, rimbombano tra i palazzi di un non luogo come la rotonda di Busa di Vigonza: un agglomerato di edifici anneriti dal traffico perenne di via San Marco. L’impiegato di un vicino ufficio lo vede precipitare dal tetto. Sconvolto chiama i soccorsi che, appena arrivano a destinazione, trovano una situazione anomala. Accanto all’uomo esanime c’è un coltello insanguinato. Il cadavere è pieno di tagli, all’addome e alle braccia. Sembra la scena di un delitto ma i dubbi vengono dissipati dopo qualche ora. 
 
il biglietto
 
I carabinieri di Vigonza, con i colleghi del nucleo investigativo e il medico legale, ispezionano il corpo e trovano un biglietto nella tasca dei pantaloni. Un biglietto di scuse, un testo scritto per non lasciare dubbi sull’origine della depressione che ha portato questa esistenza nel baratro. Parla di difficoltà economiche questo, padre di tre figlie di 15, 12 e 9 anni. Parla di responsabilità, di fallimenti. Il buio nella sua vita cala, fondamentalmente, per due eventi: il licenziamento e lo sfratto.
 
il lavoro
 
Era in Italia da una vita, lavoratore onesto, nessun precedente penale alle spalle. Lo scorso mese di novembre aveva ricevuto la cittadinanza italiana ma due mesi dopo, a gennaio, era terminato il rapporto di lavoro con la salumeria in cui lavorava ormai da anni. La dinamica del licenziamento non è chiara, quel che è certo è che da mesi viveva soltanto con il sussidio di disoccupazione. Poi è arrivato il lockdown con tutti i problemi conseguenti, con il lavoro che non c’è, i soldi che non bastano mai, l’affitto da pagare. E qui arriva la seconda botta, quella che probabilmente gli ha fatto perdere la fiducia nel domani: lo sfratto. Un fallimento umano e personale, a cui ha deciso di porre rimedio.
 
il salto
 
Ieri pomeriggio, poco dopo pranzo, è salito sul tetto del condominio. Prima ha provato a farla finita infliggendosi delle coltellate ma quando si è reso conto che non ci riusciva, allora si è lanciato nel vuoto. Moglie e figlie, quando hanno sentito i rumori fuori, con le ambulanze e il vocio della gente accalcata intorno al palazzo, sono uscite a vedere. Uno strazio. Tra i palazzi anneriti dagli scarichi delle auto è accorso il fratello, che vive a Brugine. Toccherà a lui, ora, occuparsi di chi resta, sperando che anche la comunità faccia la sua parte. 

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