Stipendi, ferie e assistenza: protesta al Sant’Antonio

I sindacati dei lavoratori dell’ospedale: ritmi di lavoro insopportabili, l’azienda deve ascoltarci

PADOVA. “Ritmi di lavoro insopportabili, l’azienda deve ascoltarci”, “Siamo personale sanitario, non butta fuori”, “Non basta la reperibilità per nascondere le carenze di personale”. Sono solo alcuni dei cartelli, che insieme alle tante bandiere di Cgil Cisl e Uil, coloravano l’ingresso dell’ospedale Sant’Antonio durante il flash mob dei sindacati.

«In questi mesi abbiamo lottato in un’Azienda ospedaliera che è divenuta modello nazionale per il contrasto al Covid, ma i problemi per il personale sono sempre gli stessi» dicono. I problemi lamentati dai sindacati sono stipendi bassi, indennità non riconosciute, carenza di personale, piano ferie non ancora approvato, turni di lavoro insostenibili e carenza di posti auto.

«Ci rivolgiamo all’Azienda per rivendicare alcuni diritti», spiega Alessandra Stivali (Cgil). «Nonostante ci dicano che sono state aggiunte 100 unità, ci troviamo con la Clinica Ortopedica al terzo piano aperta a metà perché manca il personale, con il quinto piano dell’area omoge

«Questo è il personale pagato meno di tutta Italia. Adesso c’è la possibilità di avere i fondi per adeguare gli stipendi sulla media regionale, ma a tutt’oggi non abbiamo risposte dalla Regione», ha concluso Luigi Spada (Uil).

I sindacati al Sant'Antonio protestano: ritmi di lavoro insopportabili



La mozione

«A Padova non c’è neanche più un posto per la riabilitazione. È tutto in mano della medicina privata». Tornano in campo anche i rappresentanti del comitato Sos Sant’Antonio, per esprimere la profonda preoccupazione per l’impoverimento di alcuni presidi e servizi socio-sanitari fondamentali. Recentemente approvata anche una mozione portata in consiglio comunale dalla consigliera del Pd Anna Barzon, con 12 richieste al sindaco. Tra queste la richiesta alla Regione.

«Zaia aveva promesso che il passaggio del Sant’Antonio all’Azienda non avrebbe provocato cambiamenti, e invece nel reparto di Geriatria i letti sono passati da 30 a 10, in Psichiatria da 35 a 20» denunciano «e poi l’azzeramento delle attività di riabilitazione, l’incertezza sulla lungodegenza e le riduzioni delle attività di Cardiologia, Day hospital, Angiologia. Molti di questi servizi sono solo a Piove di Sacco e Conselve e coprono un bacino di oltre 400mila persone». —

A.F e L.P.
 

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