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Undicenne annegato nel Brenta, niente autopsia: «E' stata una disgrazia»

Familiari distrutti dal dolore, vicina a loro tutta la comunità di Grantorto: rientrata a casa la mamma che ha tentato di uccidersi poche ore dopo la perdita del figlioletto

Silvia Bergamin
2 minuti di lettura
L'undicenne Aissa, annegato nel Brenta, e il luogo della tragedia a Carturo 

GRANTORTO. È stata tecnicamente «una disgrazia» e quindi la Procura – dopo aver aperto un fascicolo non procederà all’autopsia sul corpo di Aissa Oubella, il ragazzino di 11 anni annegato in Brenta a Carturo martedì pomeriggio: il nullaosta per il funerale arriverà tra oggi e domani. Il destino, con una brutalità insopportabile, si è abbattuto nuovamente su una famiglia già segnata da un profondo dolore: nel 2013 era mancata la sorella diciassettenne della vittima, si chiamava Hakima, e conviveva con una disabilità. La scomparsa di Aissa rinnova lo strazio del padre, Mohammed, che lavora in un’azienda agricola dell’Alta Padovana, e della mamma Fatima Ait Boujima, casalinga: sono in Italia dalla fine degli anni ’90, hanno vissuto a Carmisano Vicentino prima di trasferirsi a Grantorto 14 anni fa. Dalla loro unione sono nati sei figli, due sono mancati, restano tre ragazze adolescenti e il più piccolo, di 9 anni. La famiglia è benvoluta, integrata nel tessuto della comunità locale, ora sotto choc, attonita.

Il giovane che ha cercato di salvare il bambino scivolato nel fiume 


Mamma rientrata a casa

La mamma del piccolo è la più devastata: nelle ore successive alla tragedia ha cercato di farla finita gettandosi nel fossato dietro casa ed è stata recuperata prontamente dai familiari, che hanno chiesto l’intervento del 118; la donna è stata accompagnata al Pronto soccorso, dove ha ricevuto le amorevoli cure dei sanitari e dopo qualche ora è rientrata tra le mura domestiche. In queste ore viene vegliata dai familiari, che le stanno vicini. Tutti si sono chiusi in un profondo silenzio, le porte di casa sono chiuse, si vive in una immobilità silenziosa confidando, forse, che il tempo curi la ferita. Nessuna parola, nessun commento. Le persone legate ad Aissa ripensano in maniera ossessiva agli ultimi minuti del bambino, al suo viaggio orribile verso la morte. Minuti lunghi, in cui la paura devastante si è unita alla consapevolezza disperata.



Il dramma

La tragedia si è consumata intorno alle 16. 30: ad un certo punto il bambino ha voluto testare la profondità dell’acqua, era a Grantorto, in riva al Brenta vicino a via Principessa Jolanda, assieme ad una sorella e al fratellino più piccolo. Non sapeva nuotare ma, probabilmente, pensava di avere la situazione sotto controllo. Si è avvicinato ad un tratto dal fondale fangoso e scivoloso, ha perso l’equilibrio. La sorella, quindicenne, ha visto la sua difficoltà ha cercato subito di trattenerlo, ma non ce l’ha fatta e la forza dell’acqua ha trascinato via il fratello. Per il ragazzino è iniziato il viaggio verso la fine: ha iniziato ad urlare, annaspare a 5-6 metri dalla riva, mentre all’altezza di Carturo tre persone hanno iniziato a rincorrerlo, a dargli indicazioni, a spiegargli come muoversi.



Inghiottito

Dopo tre chilometri con la testa che usciva a fatica, Aissa ha battuto ancora una volta braccia e gambe e poi è stato inghiottito dalla furia della corrente. Alle 17.30 i vigili del fuoco di Cittadella hanno recuperato il corpo del ragazzino. Aissa amava giocare a pallone, si vedeva spesso giocare nel parchetto vicino a casa. Era vivace, curioso. Pieno di vita. Uno dei testimoni del dramma ha detto: «Aveva gli occhi neri, mi guardava disperato, spero di riuscire a dimenticare quegli occhi».

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