Imu, a Padova l'imposta si paga: «Ma ci sarà attenzione per chi è in difficoltà»

Scadenza della prima rata confermata al 16 giugno, restano escluse dalla tassazione comunale le prime case. L’assessore Bressa: «Pronti ad aiutare chi non ce la fa»

PADOVA. L’Imu si pagherà regolarmente entro il 16 giugno. Nessuno slittamento – ha deciso l’amministrazione – per l’imposta che si applica su seconde case e attività economiche. Ma saranno esentati gli alberghi (rimasti chiusi per molte settimane) e si potrà venire incontro con dilazioni “sartoriali” per chi è in seria difficoltà. «Evitiamo che si crei l’effetto imbuto del pagamento di tutte le imposte dopo l’estate – chiarisce l’assessore ai tributi Antonio Bressa – E poi c’è già una grossa sofferenza di cassa che non possiamo permetterci se vogliamo continuare a erogare i servizi essenziali necessari per i cittadini». Altre tasse comunali sono state annullate o rinviate (la prima rata Tari al 30 giugno, la Cosap per i plateatici abbuonata).

Tassa che colpisce i ricchi


L’Imu però è una tassa sulla proprietà che solitamente non viene pagata da chi è in difficoltà economiche: «Le famiglie non devono pagare sulla prima casa, mentre le piccole attività economiche, se per la maggior parte non sono in possesso dell’immobile – spiega Bressa – Poi l’intervento del governo sul credito di imposta per gli affitti commerciali va in qualche modo a copertura anche dei proprietari degli immobili. A questo si aggiunge l’intervento che invece esclude proprio dal pagamento della prima rata Imu le strutture ricettive dove invece la gestione dell’attività coincide con la proprietà dell’immobile».

C’è il ravvedimento operoso

Per chi dovesse comunque essere in difficoltà nel versare la tassa, Palazzo Moroni ha in programma diverse soluzioni, a volte anche personalizzate.

«Ci viene incontro lo strumento del ravvedimento operoso così come è stato reso particolarmente favorevole per il contribuente dal governo. Infatti chi è in difficoltà nel pagamento o decidesse di tenere la liquidità per altre urgenze può decidere di avvalersi della possibilità di saldare in proprio dopo la scadenza con una maggiorazione esigua, che inizialmente, nei primi 15 giorni, è solo dello 0,1% ed arriva al massimo al 5% superati i due anni e prima in ogni caso che sopraggiunga un avviso di accertamento – conclude l’assessore – Dopodiché, di fronte a casi specifici particolarmente gravi il Comune è anche a disposizione per concordare piani di rientro condivisi perché infatti, lì dove c’è buona fede, c’è tutta la volontà di accompagnare il contribuente mettendolo nelle migliori condizioni per saldare il dovuto».

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