Erano amanti, non fu stalking. Padovano chiede 10 mila euro di danni

Donna accusa il vicino di casa, dipendente universitario, di perseguitarlo. L’indagine dell’Anticrimine si chiude con l’archiviazione, ma per lui non basta

PADOVA.

Lui è un cinquantenne dipendente dell’Università, lei una 45enne avvenente rumena. Sono vicini di casa e tra un saluto e l’altro diventano amanti. Lei economicamente ha qualche difficoltà e lui, per quel che può, la aiuta. La storia finisce forse anche perché lui interrompe le elargizioni. Le scrive qualche bigliettino amoroso e la donna lo accusa di stalking. L’Anticrimine della questura apre un’indagine amministrativa sulla denuncia della donna, ma lei omette di dire che aveva avuto una storia amorosa con il suo presunto persecutore, un particolare taciuto.


Un’accusa infamante

Il procedimento viene archiviato perché lo stalking finisce, ma l’impiegato non ci sta, non vuole passare per lo stalker che non è. Se fosse stato sentito preliminarmente l’indagine non sarebbe stata avviata e ora ne chiede l’annullamento, ricorrendo al Tar. Chiede anche un risarcimento di 10.000 euro di danni alla questura e quindi al Mministero dell’Interno. «È ora di finirla di dare sempre ragione alle donne a prescindere», sottolinea il ricorrente. Ora con il suo avvocato Fabio Targa sta cercando di ottenere giustizia.

Nullità o revoca del provvedimento

Nel ricorso l’imputato ricorre contro questura, Ministero ed ex amante. Chiede l’annullamento, la revoca o la dichiarazione di nullità del provvedimento emesso dalla questura. Nelle motivazioni si riporta l’aver ritenuto erroneamente applicabile la fattispecie degli atti persecutori e l’ammonimento ricevuto per il travisamento dei fatti e il “difetto di istruttoria”. L’impiegato amministrativo infatti aveva proposto l’istanza di riesame sottolineando che la romena aveva taciuto la loro relazione nella denuncia ai carabinieri che invece c’era stata, a partire dal 2014. Tutto era nato dal fatto che lei gli aveva chiesto informazioni sulla validità in Italia della laurea conseguita in Romania. Da qui, raccontò lei, lui aveva iniziato con bigliettini e scene di gelosia. La loro relazione sentimentale si era interrotta a metà del 2016. Da quanto dice lui, lei era disponibile a riprendere il rapporto sentimentale se lui la aiutava economicamente.

Nessuna indagine

Tra le righe del ricorso redatto dall’avvocato Fabio Targa ci si lamenta del fatto che non si sia indagato, arrivando alla conclusione che, visto che lo stalking era terminato si archiviava il tutto nel marzo 2019. L’impiegato invece pretende che l’indagine venga annullata visto che lui non si ritiene uno stalker e a riprova della relazione amorosa porta i messaggini scambiati negli anni, inequivocabili. Chiede di sentire i vicini di casa e racconta cosa avrebbero potuto dire. «È mancata l’attività istruttoria necessaria a verificare l’attendibilità delle affermazioni dell’accusatrice» recita il ricorso. Tutte le prove presentate dal ricorrente hanno portato alla conferma dell’archiviazione come la precedente e non, come si sollecitava, per il difetto dei presupposti dei fatti accertati. «È mancato un confronto tra le parti sia in questura che, all’inizio, davanti ai carabinieri che meglio avrebbe consentito la verificabilità delle accuse. L’atto è illegittimo», è scritto nel ricorso. L’impiegato, che non aveva mai avuto precedenti, non ci sta a passare per uno stalker, seppur il caso sia archiviato, solo per bigliettini amorosi e ora chiede un risarcimento dei danni patiti e delle spese sostenute. —


 

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