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Carmelo “rapito” dal panda e ripagato con gli interessi

Nel 2012 entra nel Wwf e ne diventa presidente, unendo Padova con Vicenza «L’ambiente non ti ringrazia, ma che entusiasmo quando andiamo nelle scuole»

PADOVA. Il panda parla. Dici Wwf e non puoi evitare di pensare a quel logo che da quasi 60 anni in tutto il mondo racconta di un impegno per la conservazione delle specie, degli habitat, dei popoli. Il panda apre porte e sorrisi. «È un compito abbastanza ingrato quello di chi si batte per la difesa dell’ambiente, un albero non ti ringrazia. Ma quando andiamo nelle scuole e i bambini vedono il panda sulla maglietta, scatta l’ovazione. È uno dei momenti più gratificanti, per noi volontari».

Carmelo Motta ha 46 anni, è un ingegnere strutturista con studio ad Abano e anche lui si è fatto “fregare” dal panda. «Da ragazzo ero socio del Wwf, ma senza alcun impegno. Crescendo ho cominciato a dedicare il tempo libero a sport in ambiente, tipo canoa o arrampicata. Poi un giorno sono andato con mia moglie in visita all’oasi Wwf di Casale, nel Vicentino. Una volontaria ha visto che ero interessato e ci ha messo poco a convincermi che anche io dovevo fare qualcosa. Mi aveva fatto sentire egoista».

Era il 2012, da allora Carmelo non si è limitato a fare turni di accoglienza al Casale. Il Wwf l’ha guidato da presidente e ha contribuito a riorganizzarlo. «Quando ci sei dentro, è quasi naturale approfondire certi temi. Il volontariato è un’occasione preziosa per migliorarsi, per crescere».



L’evoluzione

Al tempo, il Wwf di Padova era ai minimi termini. «Nel 2014 abbiamo fatto l’unificazione con Vicenza, associazione della quale io intanto ero diventato presidente», racconta Carmelo. «È stata una scelta giusta, le battaglie sono comuni, siamo vicinissimi. E poi tanti fra noi volontari iscritti a Vicenza eravamo padovani, l’oasi è rimasta sempre aperta anche grazie a noi». L’unione ha restituito slancio alle battaglie per l’ambiente. Oggi i soci, tra Padova e Vicenza, sono circa 5 mila. Gli attivisti 25. Ma senza presidente perché nel frattempo un’indagine dei Noe su scarichi abusivi nell’area dell’oasi - risalenti a 40 anni fa - ha fatto rinviare le elezioni del nuovo direttivo.

Le battaglie

L’oasi di Casale, una delle cento del Wwf in Italia, sito di interesse comunitario, è in cima agli impegni dell’associazione di Padova e Vicenza. «E poi andiamo nelle scuole a parlare di conservazione», spiega Carmelo.

«Quelli sono i momenti più belli, perché per il resto - se dovessi fare un bilancio delle attività - sono più frequenti gli insuccessi. Però ogni tanto qualche battaglia la vinciamo. Per esempio quella per l’ex polveriera di Albignasego. Grazie a un bel lavoro di gruppo con altre associazioni come la Lipu, siamo riusciti a farla riconoscere come area protetta, di interesse locale. Ora c’è una delibera del Comune che la tutela e bisognerà individuare un gestore. L’obiettivo è farla diventare sito di interesse comunitario». Ma ci sono anche battaglie perse dolorosamente, almeno per ora. Come quella per difendere il rio Freddo, nella zona di Arsiero, dallo sfruttamento idroelettrico.

«Lì ci sono 60 specie di farfalle diverse, il gambero fluviale, lo scazzone, è un posto unico», dice Carmelo. «Ma abbiamo scoperto tardi che c’era un progetto per una centralina, il Genio civile l’ha autorizzato, non siamo riusciti più a fermarlo anche se abbiamo prodotto studi e carte e coinvolto l’università di Torino, il ministero e la Regione. Hanno fatto i lavori, messo 600 metri di condotte e il primo effetto è stato l’intorbidimento delle acque. A valle un allevamento si è trovato con 230 chili di trote morte».

L'ambiente e lo sviluppo

«Io non concepisco posizioni di opposizione totale a qualsiasi progetto e costruzione. Questo non è ambientalismo», dice Carmelo. «Siamo in 7 miliardi, arriveremo a 10, non possiamo usare soluzioni dell’800 e ignorare la tecnologia. Ci sono cose che impattano sull’ambiente e ci fanno vivere meglio. Ma dobbiamo prendere atto che il nostro modello di sviluppo non ha funzionato e quindi bisogna cambiare molte cose: quel tipo di crescita non va, non poteva essere infinita. L’emergenza Covid-19 ci ha messo davanti all’evidenza che la natura non è lineare e che la sfida è cambiare sistemi di produzione».

La lezione

«Quello che ho imparato», dice Carmelo, «è che non è giusto delegare. Bisogna investire tempo, energie, farsi portatori di interessi collettivi. Così ha senso anche l’esistenza di tante associazioni». Con le quali il Wwf collabora, anche a Padova. «Fare insieme arricchisce tutti. Ma la parola ambientalista non mi piace. Lavoriamo per un mondo in cui non serviamo più, in cui tutti sono ambientalisti. In fondo respiriamo la stessa aria, dovremmo averne cura tutti nello stesso modo». —

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