Giovanni, Luciana, Rosè: la provincia di Padova piange altre vittime del coronavirus

Cinque decessi nella giornata di giovedì 16 aprile: i loro volti, le storie, per non dimenticare

PADOVA. In provincia di Padova i guariti dal coronavirus doppiano ora i nuovi contagiati. Ed è un'ottima notizia. Resta però in aggiornamento la voce quotidiana dei decessi: ieri, giovedì 16 aprile, purtroppo, ne sono stati registrati cinque.

Alla casa di riposo “Pietro e Santa Scarmignan” si è piantata la ventottesima vittima in poco più di un mese. Si tratta di Giovanni Crivellaro, 83 anni, di Megliadino San Fidenzio, località di Borgo Veneto. L’anziano abitava in zona Roaro ma da almeno cinque anni era ospite della casa di riposo di Merlara.

Giovanni Crivellaro, 83 anni, Megliadino San Fidenzio

Per molti anni aveva lavorato come camionista per l’impresa Ruzza. Era sposato e padre di una figlia. Aveva già molte patologie che hanno pesato anche sul decorso della malattia.

Luciana Pasinato, 86 anni, Cittadella

All’ospedale di Schiavonia è invece mancata Luciana Pasinato, 86 anni di Cittadella, che arriva dalla casa di riposo della sua cittadina, mentre a Grantorto si piange la morte di Rosè Montagnin, 82 anni.

Una donna forte, rimasta vedova a quarant’anni, che allevato cinque figli con la forza del suo spirito e una straordinaria generosità. Luciana Pasinato aveva 86 anni, è morta mercoledì all’ospedale di Schiavonia. È la terza donna vittima del Covid-19 rimasta contagiata all’interno della casa di riposo di Borgo Padova, a Cittadella. Prima di lei, nei giorni scorsi, sono mancate Bruna Pontarolo, 87 anni, di San Martino di Lupari, ed Elvira Gasparini, 83, di Campodarsego.

Luciana lascia una splendida e numerosa famiglia, i figli Fiorella, Lidia, Renato, Paolo e Giulietta Liviero, e poi nipoti e pronipoti. Viveva nella frazione di Facca, da un anno era assistita nel centro per anziani di viale della Stazione. Il distacco è avvenuto in maniera secca e gelida, impossibile prendere commiato con l’ultima stretta di mano e l’ultimo bacio. Dal 22 febbraio i familiari non la vedevano.

«Mamma non era più autosufficiente, aveva qualche problema a camminare autonomamente», racconta Renato, «Abbiamo scoperto che era positiva al Coronavirus una quindicina di giorni fa, era il 30 marzo quando è stata trasferita da Cittadella a Piazzola e poi in serata a Schiavonia». In queste settimane è stato difficile parlarsi, avere dei contatti. «Tutto è precipitato negli ultimi due giorni, abbiamo fatto poche videochiamate, mamma era sempre meno cosciente, dormiva, l’ultima a sentirla è stata mia sorella. Era una donna forte», ricorda il figlio, «con un grande cuore e una forte presenza di spirito. Siamo rimasti senza papà nel 1975 e lei ci ha sempre guidato e sorretto, ha lavorato come collaboratrice scolastica a San Giorgio in Bosco e a Rosà». —

Rosè Montagnin, 82 anni residente in via San Daniele, è deceduto mercoledì all’ospedale di comunità Moretti Bonora di Camposampiero. Era risultato positivo al Covid poco prima di Pasqua, ma le sue compromesse condizioni di salute non gli hanno dato scampo. Conosciuto da tutti come “Armando della pulitura”, aveva gestito con la moglie il pulisecco in piazza Giovanni XIII a Grantorto.

Rosè Montagnin, 82 anni, Grantorto

Dagli anni ’70 fino al 2001. Una persona stimata e sempre disponibile, devoto alla famiglia e impegnato ad accudire la moglie ammalata. «Ha sempre lottato per la vita», racconta il figlio Denis, «e ha fatto tanto per non pesare sugli altri trascurando se stesso, tanto da non dar peso al male che lo stava consumando. Da una caduta in casa a gennaio, gli è stato riscontrato un tumore ai polmoni che in poco tempo lo ha distrutto. Ci eravamo visti in videochiamata il giorno di Pasqua: sembrava si fosse un po’ ripreso e invece è crollato dopo due giorni». Il pensionato lascia i figli Mauro, Denis e la moglie Lina. «Una notizia che rattrista tutti», ammette il sindaco Luciano Gavin. «Nei giorni scorsi ero passato a casa a vedere come stava, facendo il giro, telefonico o di persona, dei nostri malati. Ho suonato senza trovare nessuno. Poi ieri è arrivata la brutta notizia. Dispiace molto e porto alla famiglia tutta la vicinanza della comunità che lo ricorda con affetto. Rosè era sempre dietro al bancone con il sorriso e la gentilezza, una persona disponibile e molto socievole». — Paola Pilotto 

Sempre ieri, l’ospedale di Cittadella ha avuto due decessi: un uomo di 77 anni di Campodarsego e un altro di 65 anni di Pieve del Grappa (Treviso).

L’aggiornamento dei decessi dagli ospedali padovani, dal 21 febbraio ad oggi, vede 53 morti in Azienda Ospedaliera a Padova, 71 al Covid Hospital di Schiavonia, 5 a Cittadella e 6 a Camposampiero, solo per citare le quattro strutture ospedaliere di riferimento. Sono invece 189 i morti totali per Covid-19 nella nostra provincia, stando almeno al dato messo a bilancio da Azienda Zero. Questo numero rappresenta il 18,5% di tutti i decessi veneti da inizio emergenza.

La città di Campodarsego piange la sua terza vittima di Coronavirus. È un settantasettenne che abitava in via Antoniana ed è mancato ieri all’ospedale di Cittadella. L'anziano era ricoverato da diversi giorni, da quando aveva manifestato i sintomi del terribile virus. Anche la moglie è ricoverata per lo stesso motivo e secondo informazioni le sue condizioni starebbero migliorando; dovrebbe tornare a casa nei prossimi giorni. Il pensionato lascia due figlie, che non è stato possibile contattare. «Sono sinceramente dispiaciuto per questo nuovo lutto che colpisce un’altra famiglia di concittadini e sono vicino al loro dolore» dichiara il sindaco Mirko Patron.

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