Coronavirus, Antonio muore dopo 15 giorni d'ospedale. La moglie Rita, in rianimazione, non lo rivedrà mai più

Antonio Turato, di Arre,  aveva 68 anni: era entrato in ospedale a Schiavonia il 15 marzo, giorno del suo compleanno. La moglie non potrà partecipare al rito funebre: non lo vedrà mai più

ARRE.

Era entrato in ospedale lo scorso 15 marzo, il giorno del suo compleanno. Antonio Turato, 68 anni, si è spento dieci giorni dopo, la sera di mercoledì, a Schiavonia. Il coronavirus lo ha strappato rapidamente ai suoi affetti e ora sta minacciando anche la moglie Rita, 59 anni, tuttora ricoverata in rianimazione nello stesso ospedale. La notizia ha scosso la piccola comunità di Arre, dove la coppia, originaria della vicina Candiana, viveva da molti anni. Turato, ex operaio in una azienda di Conselve, dove ha lavorato per una ventina d’anni, era conosciuto anche per essere il custode di villa Marin, una delle dimore storiche del paese, che si trova accanto alla sua abitazione in via Roma.


Il pensionato lascia, oltre alla moglie, i due figli Marika e Denny e l’amato nipotino Mattia. Ha dedicato la sua vita al lavoro, alla famiglia e ai figli, come ricorda commosso chi l’ha conosciuto e in particolare i familiari.

«Mio padre non soffriva di particolari patologie» racconta la figlia «a parte l’ipertensione per la quale prendeva la classica mezza pastiglia, come succede a molti della sua età. Tutto è iniziato una ventina di giorni fa, lo scorso 4 marzo, quando mia mia mamma si era sentita male. L’avevamo portata all’ospedale di Piove di Sacco per nausea e dolore epigastrico, non c’era ancora il boom del virus e quindi le è stato messo che doveva procedere con i normali controlli e niente di più. È stata dimessa ma qualche giorno dopo, fra il 7 e l’8 marzo si è ammalato anche mio padre, fino al ricovero il giorno del suo compleanno. Il giorno dopo anche la mamma è stata portata a Schiavonia: adesso si trova in rianimazione, fra alti e bassi. Per qualche ora è stata vicina di stanza con papà ma non sono riusciti a vedersi. Mio padre poteva sembrare burbero a prima vista» lo ricorda con affetto Marika «ma chi lo conosceva sapeva che era una delle persone più buone che si possano incontrare. Era sempre disponibile ad aiutare tutti, da quando era n pensione trascorreva le giornate in giardino a tagliare erba e raccogliere foglie, non era mai stanco di lavorare. Io ero la sua “mamy”, così mi ha sempre chiamata. Era orgoglioso di essere diventato nonno». L’ultimo saluto ad Antonio avverrà in forma privata domani mattina all’obitorio di Schiavonia. —

Nicola Stievano

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