Lavoratori contagiati: scattano le quarantene, reparti a rischio

Le grandi società hanno già fatto scattare super misure di sicurezza.  Pausa pranzo scaglionata alla Arcelor, nelle altre a casa i dipendenti più esposti

Sono oltre una trentina ad oggi i lavoratori delle grandi imprese padovane positivi al coronavirus o in quarantena preventiva per evitare la diffusione del contagio. Una situazione che preoccupa tutti, dipendenti, dirigenti e imprenditori tra ansia da contagio, reparti svuotati dalla quarantena e uno stato degli ordini e degli approvvigionamenti che inizia ad incrinarsi. E mentre le Rsu chiedono la sospensione della produzione, le migliori imprese del territorio si sono attrezzate per affrontare le nuove disposizioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Arcelor Mittal


Pause pranzo scaglionate anche in 4 differenti turni, saponi disinfettanti e mascherine (spesso per altro introvabili e quindi a disposizione solo di una parte dei lavoratori), riorganizzazione delle postazioni per evitare distanze tra le persone che siamo inferiori ad un metro e una costante attenzione alle notizie che arrivano dall’esterno, dai quei parenti e amici, che potrebbero essere venuti a contatto con soggetti positivi al virus. È il caso dell’Arcelor Mittal di Legnaro dove un dipendente è in quarantena dopo che il proprio figlio ventenne è stato trovato positivo al coronavirus, o quello della Carel di Brugine dove 2 impiegati (il 90% del reparto è ad oggi in smart working) sono stati a contatto con soggetti positivi: un parente in un caso un medico nell’altro. Ma nel panorama delle imprese colpite ci sono altri nomi illustri della metalmeccanica padovana.

Arneg

In Arneg ad esempio, un solo caso di positività per altro asintomatico di una dipendente che aveva partecipato alla cena di San Valentino a Limena, ha spinto l’azienda a mettere in quarantena volontaria almeno una decina di colleghi che nei giorni precedenti al 26 febbraio, giorno in cui è stato effettuato il tampone alla lavoratrice, avevano avuto con lei contatti diretti. Nel frattempo tutti gli altri dipendenti che dichiarano di avere avuto relazioni con persone positive, direttamente o indirettamente, vengono posti in quarantena e sospesi dal lavoro con retribuzione. «Non abbiamo casi conclamati in azienda» spiega il direttore delle Risorse Umane di Arneg Armando De Crescenzo. «Abbiamo preso fin da febbraio tutte le precauzioni continuando a seguire rigorosamente le norme di volta in volta stabilite dalla Presidenza del Consiglio in materia di sicurezza. Ad ogni modo ci attiviamo con quarantene preventive e retribuite onde evitare anche solo il sospetto di diffusione del virus in azienda. Una scelta rigorosa e onerosa che siamo disponibili a sostenere per garantire la sicurezza e la salute dei nostri lavoratori e delle nostre stesse famiglie. Come noi, l’intero sistema imprenditoriale padovano sta lavorando con prudenza e con la massima attenzione alla salute di tutti: imprenditori, dirigenti e lavoratori».

Maschio Gaspardo

Non diversa la situazione alla Maschio Gaspardo di Campodarsego, dove un caso di positività riscontrato nei primi di marzo ha fatto scattare la quarantena preventiva di 15 dipendenti del magazzino, che nel frattempo continua a produrre, tra tensioni e paure, seguendo tutte le normative del ministero.

Elbi

Un caso conclamato e 3 lavoratori in quarantena anche alla Elbi di Limena che produce attrezzatura per il giardinaggio, per la termoidraulica e per l’ambiente. «Non appena abbiamo avuto notizia della positività di un nostro collaboratore al Covid-19» spiega Paolo Brustio, ad di Elbi, «abbiamo messo in malattia lui e in quarantena retribuita tre colleghi. Ma non registriamo ad oggi alcun caso aggiuntivo. Abbiamo preso tutte le precauzioni previste della norma sia in materia di presidi di protezione individuale, sia cercando di assicurare distanze di sicurezza anche superiori ad un metro e organizzando il servizio mensa in ben 4 diversi turni per evitare assembramenti. In questo momento l’azienda produce a pieno regime ma per il futuro non sappiamo cosa potrà succedere: di fatto il settore del gardening è pressoché fermo mentre il telefono non squilla più come due settimane fa. Abbiamo un buon magazzino e possiamo continuare a produrre in vista della fine della crisi ma di sicuro non ci aspettiamo buone notizie a breve. Il resto d’Europa ad oggi ha un ritardo nella diffusione di circa 2 settimane rispetto all’Italia. Non possiamo che augurarci che tutto ciò finisca presto».

Vassilli

Nessun contagio ma auto quarantena per il presidente della Vassilli di Saonara, società che produce materiali sanitari per i pazienti ospedalieri. «Mercoledì scorso sono stato a cena con un amico che poi è risultato positivo al Covid-19» spiega Berto Vassilli, fondatore della Vassilli Srl. «Non ho febbre, non ho tosse né alcun altro sintomo. Non mi hanno neppure fatto il tampone visto che fino ad ora sto benissimo. E tuttavia l’azienda deve continuare a produrre, tanto più nel pieno di un’emergenza sanitaria come questa. Rispettiamo le regole che il governo ci ha imposto e non abbiamo alcun altro tipo di contagio. Mi sono messo in quarantena volontaria a casa. Non è mia abitudine stare con le mani in mano ma non posso fare altrimenti. Non ho dubbi che tutto procederà per il meglio pure senza il mio intervento. Dobbiamo garantire la massima solidità e serietà nelle forniture sanitarie». —
 

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