Virus, Vo’ ripiomba nell’incubo Secondo morto, è Renato Turetta

Assieme ad Adriano Trevisan era stato uno dei primi due contagiati in paese. Aveva 67 anni



Vo’ è uscito dall’incubo, ma basta una notizia a riportare lo sconforto in paese. E la notizia è delle peggiori. Ieri sera, infatti, è stato confermato il decesso di Renato Turetta, 67 anni, che era stato – con il compianto Adriano Trevisan – uno dei primi due casi di contagio all’ospedale “Madre Teresa” di Schiavonia. È il secondo paziente la cui morte si lega chiaramente al Covid-19 e in questo caso la situazione appare ben più distinta rispetto alla morte di Trevisan: Turetta, infatti, non soffriva di gravi patologie e anzi, in un primo momento e anche a contagio confermato, pare che non fosse considerato a rischio.


EX IDRAULICO

Renato Turetta era persona molto conosciuta a Vo’. Aveva lavorato per anni come idraulico, una di quelle professioni che inevitabilmente ti mette a contatto con decine e decine di famiglie. Da qualche tempo era in pensione. Viveva in una frazione, a Cortelà, in via San Silvestro. Era sposato con Cristina ed era padre di Manuela. Tutti in paese lo conoscevano con il soprannome di “Renato Tona”. E’ ben conosciuto anche per il suo forte impegno nell’associazione degli alpini di Vo’ e Teolo, peraltro molto attiva nel periodo della quarantena del Comune.

A SCHIAVONIA

Turetta era stato uno dei primi pazienti del Veneto per cui era stato confermato il contagio al Covid-19. Nel giorno in cui si era scatenata l’emergenza a livello nazionale – il 21 febbraio scorso – Turetta era ricoverato all’ospedale di Schiavonia assieme all’amico Adriano Trevisan. Quest’ultimo, 77 anni, ero morto la stessa sera. È considerato la prima vittima italiana del coronavirus, anche se il 77enne era affetto anche da altre patologie, comunque non gravi o tali da causare la morte. Sia Turetta che Trevisan erano stati trasportati in ospedale a Padova nel tardo pomeriggio del 21 febbraio. Dopo il loro trasferimento, l’ospedale “Madre Teresa” di Schiavonia era stato chiuso e sigillato, per riaprire solo lunedì scorso dopo oltre due settimane.

LE CONDIZIONI

Spiega il sindaco di Vo’, Giuliano Martini: «Da quanto abbiamo appreso, Turetta non soffriva di particolari disturbi e dunque potrebbero essere stati effettivamente forti gli effetti del Covid-19. So che era ricoverato in terapia intensiva e che si è provato a mantenere per lui la respirazione artificiale. La situazione si è compromessa negli ultimi giorni, fino a questo triste e tragico epilogo». Martini, nell’occasione, ha espresso forte vicinanza alla famiglia Turetta da parte di tutta la comunità di Vo’.

IL CONTAGIO

Come per Trevisan, non è ancora chiaro quale sia stata l’occasione in cui era avvenuto l’effettivo contagio. Turetta e Trevisan erano certamente amici e avevano la passione comune del gioco delle carte. Frequentavano, quindi, anche gli stessi locali e bar del paese.

Il 67enne era stato ricoverato in ospedale, proprio come il compaesano, parecchi giorni prima rispetto al 21 febbraio, data di trasferimento all’ospedale di Padova. Nessuno aveva ipotizzato che le condizioni dei due pazienti, entrambi di Vo’, potessero essere legate in qualche modo al Covid-19. La notizia della morte di “Tona” ha sconvolto nuovamente il borgo euganeo, che solo lunedì aveva in qualche modo tirato un respiro di sollievo per la fine delle due settimane di isolamento e, soprattutto, per i dati confortanti che testimoniavano un drastico crollo dei contagi. Il conto da pagare al coronavirus, però, resta evidentemente ancora molto alto. —





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