Coronavirus, l'Università di Padova blocca le sue attività in Cina

Gli studenti devono attenersi alle direttive Oms. A Guangzhou un ufficio di rappresentanza, due laboratori a Shanghai

PADOVA. L’epidemia di polmonite causata dal nuovo coronavirus mette a rischio tutte le relazioni e gli scambi dell’Università di Padova con la Cina, dove il Bo ha numerosi accordi bilaterali attivi e dove recentemente ha aperto un proprio ufficio di rappresentanza (all’università di Guangzhou, Canton). Attualmente, per pura casualità, non ci sono docenti padovani in trasferta, ma sono quattro gli studenti in partenza a breve, ora bloccati a Padova.

RELAZIONI CONGELATE


Proprio a Wuhan invece, epicentro dell’epidemia, l’ateneo patavino ha attivato un “memorandum d’intesa” con la Hubei university nell’ambito dell’ingegneria civile, ma i contatti da quando è esplosa l’epidemia si sono interrotti. La collaborazione nasceva in vista di scambi per lo studio di materie come idraulica e idrologia, ma è tutto fermo. «In questo momento non abbiamo loro notizie» riferisce il professor Carlo Pellegrino, direttore del dipartimento di Ingegneria Edile, civile ed ambientale (Icea) «e anzi da quanto ci risulta sembra che possano essere rimasti senza collegamento internet».

Nel giro di pochi giorni, nel grande capoluogo cinese (fa oltre 11 milioni di abitanti) la situazione è precipitata: dalle metropolitane piene di persone con la mascherina si è passati a strade deserte, aeroporti bloccati, scuole chiuse non si sa fino a quando. Ed anche i rapporti accademici si sono improvvisamente interrotti. L’intesa con il dipartimento di Ingegneria edile, tiene anche a precisare Pellegrino, «era stata stretta più che altro in vista di attività future e in realtà al momento non c’erano partenze previste a breve».



STOP PARTENZE

Ce n’erano, invece, per altre grandi città cinesi, dove pure l’epidemia va diffondendosi a macchia d’olio. Quattro gli studenti bloccati: due di Ingegneria dell’Informazione (destinati alla National Chiao Tung University, Taiwan), uno di Scienze economiche e aziendali (diretto alla Shanghai University of Finance and Economics) ed uno di Scienze politiche giuridiche e studi internazionali, che avrebbe dovuto passare alcuni mesi alla Renmin University di Pechino.

Altri due studenti sono tornati da pochissimo da Taiwan. Nessuna delle città citate è nei pressi del focolaio di Wuhan, ma nessuna è rimasta immune al diffondersi del coronavirus: a ieri sera si contavano un morto a Pechino, 7 contagi a Taiwan, 66 a Shaghai.

E oltre 200 nel Guandong, dove sorge il già citato ateneo di Guangzhou. Per i ragazzi in partenza, da parte dell’ateneo, nessuno sbarramento e nessun nulla osta: la segreteria, fanno sapere, ha comunicato le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Ministero degli Esteri, chiedendo loro di attenersi alle direttive.

le precauzioni

Sta di fatto che, nella situazione attuale, date le rigorose misure di sicurezza e tutte le limitazioni sugli spostamenti aerei si trovano bloccati a Padova. E forse neanche così preoccupati all’idea di non poter partire nell’immediato.

L’Università di Padova ha stretto oltre 250 accordi bilaterali con numerosi atenei stranieri, disseminati tra i cinque continenti: si va da Sidney ad Addis Abeba, da Washington a Bogotà. Non ne mancano con le università cinesi, dove anzi negli ultimi anni i rapporti si sono infittiti. In particolare, i più importanti sono con Pechino, Shanghai e Guangzhou.

accordi e presenza

Alla ShanghaiTech l’università di Padova ha già attivato due laboratori scientifici avanzati e organizza summer school nell’ambito delle scienze umane. Con Guangzhou, invece, si parla di un’intera filiera didattica condivisa, dalla triennale alla magistrale al dottorato di ricerca. E in più l’ufficio di rappresentanza nel centro di “big data”, gioiello tecnologico del campus dell’ateneo. 


 

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