Padova e l'allarme peste suina. «Rischio con i cinghiali»

Confesercenti e Appe rassicurano: «Da noi carne sicura». Sotto il Salone: «Qui solo prodotti con maiali italiani»

PADOVA. Cinghiali e peste suina, un binomio che preoccupa le associazioni di categoria. Preoccupa a maggior ragione dopo il maxi-sequestro di carne suina dalla Cina operato dalla Guardia di finanza di Padova. Lo conferma Confagricoltura Veneto: «Quella carni erano destinate alla ristorazione. La peste suina si propaga velocemente e, anche per una sola partita di carne importata, il rischio di contagio per gli animali è altissimo». Va ricordato che nella nostra provincia si concentra il 17% degli allevamenti veneti, che sono 9. 800, di cui la stragrande maggioranza a conduzione familiare, con in carico poco meno di 3. 000 capi.

La preoccupazione si sposta in particolare nei Colli Euganei, dove è decennale la proliferazione esagerata di cinghiali: «La peste suina, che non ha conseguenze sulle persone, è estremamente contagiosa per gli animali di allevamento e quelli selvatici come i cinghiali, di cui il Veneto abbonda. Da mesi abbiamo sottolineato a livello ministeriale l’emergenza, sottolineando anche a livello regionale che si lavori per un contenimento della popolazione dei cinghiali. Ricordiamo che la peste suina è già giunta in Europa e attualmente i contagi hanno colpito allevamenti in Polonia e in Paesi dell’Est europeo, a poche decine di chilometri dai confini tedeschi». Si accoda il presidente patavino dell’associazione, Michele Barbetta: «I cinghiali nel Padovano non sono solo una calamità per le colture e un rischio per le persone, ma anche portatori sani della peste suina».

Sul sequestro di carne cinese interviene Confesercenti: «Queste carni contaminate non le troverete mai nei banchi delle macellerie e dei negozi sotto casa. La qualità e la sicurezza alimentare hanno un prezzo: la salute non ha prezzo». Spiega il presidente Rossi: «Quasi tutte le macellerie e i negozi si forniscono direttamente dai macelli del Veneto e spesso con animali selezionati in accordo con gli stessi allevatori. Certamente, carni controllate ed allevate in Italia che garantiscono di essere sane e non importate da Paesi senza controlli, hanno un costo maggiore».

I numerosi ristoratori cinesi padovani rassicurano. «Shangai è il ristorante cinese più popolare in città», spiega Arcobaleno, titolare del locale di via Marsala, «Noi non abbiamo niente a che fare con la carne sequestrata. Da sempre in cucina utilizziamo solo carne di maiale fresca, proveniente dai macelli italiani e non congelata. D’altronde i nostri clienti riconoscono da decenni la qualità dei nostri piatti, compresi quelli preparati con carne di maiale.

E se la carne, importata dalla Cina, in passato, fosse stata utilizzata anche da qualche ristoratore italiano perché costa meno? «Lo escludo nel modo più assoluto», assicura Filippo Segato, direttore dell’Appe , «A Padova come in tutta Italia, i controlli dei funzionari delle Asl e dei Nas sono continui e capillari. La tracciabilità della filiera viene garantita dappertutto. Sino ad oggi non è stata riscontrata nessuna anomalia. I clienti dei ristoranti stiano tranquilli».

Nella, delicatissima, vicenda intervengono anche i macellai di sotto al Salone. «Noi vendiamo esclusivamente carne di maiale italiano», sostiene Francesco Canton, titolare della Boutique della Polpetta, «Si tratta di maiali macellati nei macelli della provincia di Padova e di Venezia ed allevati in Italia». E il presidente del Salone: «Noi lavoriamo con i maiali emiliani, in particolare modenesi e toscani», dice Paolo Martin, «Da un po’di tempo sono i cinesi a venire a comprare in Italia i maiali migliori». —

Nicola Cesaro

Felice Paduano
 

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