Degrado, abbandono e decadenza: così muore l’ex Macello

Padova, il reportage dall’ex gioiello di via Cornaro: nel 1991 nominato “tesoro del mondo”, con vincoli architettonici e paesaggistici. Oggi resiste solo il Planetario

PADOVA. C’è un pezzo di storia della città che giace cadente, dimenticato, fiaccato dal tempo e dall’abbandono. È l’ex Macello di via Cornaro, condannato a oscillare tra la delizia del ricordo e il dolore del presente.

Qui un tempo c’erano oltre duecento operai che entravano e uscivano ogni giorno, sabato compreso. Poi venne l’era delle associazioni e del volontariato, una linfa vitale che ha reso Padova ciò che è. Oggi, invece, c’è il nulla che si sta portando via questo spazio accarezzato dalle mura cinquecentesche, insignito nel 1991 del titolo di “Tesoro del mondo” dalla federazione dei club Unesco.



L’ingresso

L’ordinanza di sequestro del sindaco Sergio Giordani campeggia ancora su tutti i lati dell’edificio di destra rispetto all’ingresso principale, quello in cui aveva messo su casa Cucina Brigante. Dopo lo sgombero della polizia sono rimaste le catene, i sigilli giudiziari, i divieti. Sabato mattina l’unica porta aperta è quella del Planetario.

Ivan Proserpio, fisico, sta alla reception, indossa una t-shirt con la scritta Nasa a caratteri cubitali. «Noi lavoriamo a pieno regime, abbiamo visite scandite durante tutta la settimana, per lo più classi ma non solo», dice mentre sistema al computer gli appuntamenti di fine gennaio. Il Planetario si trova nell’edificio a “T” dove un tempo uccidevano i suini, nella facciata c’è ancora un muso di maiale scolpito sulla pietra a ricordare ciò che è stato dal 1904 fino al 1974. Sempre lì c’erano le docce, lo spogliatoio, la mensa per il personale e i locali di lavorazione delle carni, la tripperia, le vasche e i banchi.

L’edificio è stato ristrutturato ma una quota consistente viene utilizzata come magazzino per i computer di ogni epoca che Francesco Piva sognava di organizzare un giorno in un museo. Sogno calpestato e mai realizzato. Dalla parte opposta c’è la “cattedrale”, così chiamata per le tre navate, il luogo dove venivano lavorate le carni dei bovini, oggi utilizzato come spazio espositivo.

Ci sono ancora i paranchi differenziali fissati ai carrelli trasportatori, usati per il sollevamento delle carni. L’idea era salvare la memoria di questo luogo, progettato nel 1904 da Alessandro Peretti, ingegnere capo dell’ufficio dei lavori pubblici, per rispondere al bisogno di una città di 80 mila abitanti. Il tempo sembra aver avuto ben altro effetto.



Abbandono

Ci sono le transenne bianche e rosse a impedire l’accesso alla vasta area dove un tempo c’erano le stalle di sosta per suini, pecore e bovini, le stanze per la macellazione, le celle frigorifere e un fabbricato per la lavorazione del sangue e delle pelli. Quando nei primi anni ’70 anche questo macello venne dismesso per realizzarne uno più grande in corso Australia, fu l’associazione Clac (comunità per le libere attività culturali) a dare forma e identità a un luogo che, nel 1986, ebbe non solo il vincolo architettonico ma anche quello paesaggistico.

Una tutela che solo i giardini della Cappella degli Scrovegni hanno in città. Qui c’è un parco didattico, un bosco di città, con piante locali e a crescita spontanea. La grande area verde, delimitata dal torrione Buovo, è inutilizzabile e inutilizzata dopo i temporali di qualche estate fa. I tecnici comunali hanno installato barriere con i cartelli di pericolo e le associazioni sono state, via-via, allontanate.



Degrado

Il tempo sembra essersi fermato. Ci sono ancora le locandine degli spettacoli di improvvisazione teatrale, le targhe con i nomi delle associazioni, gli orti sociali. C’è anche un “cimitero” di biciclette, abbandonate lì chissà per quale motivo. E poi gli edifici mai recuperati, precari, pericolanti, decadenti. Con la loro lacrimosa bellezza testimoniano gli effetti nefasti di una società che non difende la sua memoria. —

Degrado, abbandono e decadenza: così muore l?ex Macello

Uno spazio per le realtà sociali che animano la città, un’area verde con il parco della botanica, la sede di tante associazioni e di Banca Etica. Sarebbe così oggi l’ex Macello di via Cornaro, anziché cadere a pezzi ed essere lasciato al degrado fino allo sgombero e all’inagibilità dichiarata nei giorni scorsi. Sarebbe così se si fosse dato credito al progetto che proprio l’istituto bancario “solidale” padovano aveva prospettato all’amministrazione comunale nel 2006, quando era sindaco Flavio Zanonato.

Tredici anni fa c’era già un progetto di recupero. Un immobilismo «inaccettabile» denunciato da Legambiente: «Se ora le strutture sono inagibili i veri responsabili sono quelle amministrazioni passate che nel velleitario tentativo di togliere agibilità politica ad associazioni sgradite hanno rinunciato all’opportunità di riqualificare l’area», ricorda lo storico attivista ambientalista Lucio Passi. L’area di 11 mila metri quadri a fianco delle Mura cinqucenteste è stata usata come macello bovini fino al 1975.

Verso la fine degli ’80 Legambiente e diverse associazioni pacifiste, da molto tempo attive in città, trovarono sede nella prima palazzina a sinistra del “frontone” dell’ex Macello (l’ala ancora agibile) ribattezzata “Casa per la pace”.

Nella palazzina di destra (quella sgomberata nei giorni scorsi) aveva sede la Clac di Francesco Piva, che aveva anche il sogno di realizzare il museo dei computer. Nelle altre strutture trovarono posto altre associazioni fino ad arrivare alla golena San Massimo, ripulita e portata a nuova vita da Elio Franzin e dagli “Amissi del Piovego”. «Uno dei più bei risultati fu quello di far conoscere ai cittadini l’area attraverso “Festambiente” che organizzammo dal 1996 al 1999 e che calamitò decine di migliaia di persone», ricorda Passi. Da allora lo spazio è stato utilizzato anche per altre feste di associazioni e di partito.

Nel 2005 le associazioni iniziarono a porre il tema della riqualificazione all’amministrazione comunale, attraverso una lettera agli assessori interessati. Promotori allora furono Legambiente, Mir, Toni Corti e Wwf.

Le associazioni trovarono anche un investitore: «Banca Etica proponeva di fare dell’area un centro dedicato all'economia solidale, ma anche un parco della botanica, aperto al pubblico, costruendo e rivedendo il progetto con le associazioni presenti – ricorda Passi – Tuttavia dopo alcuni infruttuosi incontri con l’allora assessora ai lavori pubblici Luisa Boldrin, la riqualificazione dell’ex Macello cadde nell’oblio».

Il progetto era firmato dall’architetto viennese Heinz Tesar, assieme al collega padovano Gabriele Cappellato, e prevedeva un intervento che scavalcasse addirittura le mura con un “porticato” monumentale. L’istituto di credito padovano, date le mancate risposte, virò poi il finanziamento sul progetto urbanistico della nuova sede in piazzale Stazione, realizzato qualche anno dopo. Mentre il Distretto dell’economia solidale (Des) è in corso di realizzazione nell’area dell’ex foro boario in corso Australia. «Però nei giorni scorsi siamo stati costretti ad assistere a uno sgombero inaccettabile, soprattutto per il dispiego sproporzionato di forze dell’ordine», conclude Lucio Passi. —
 

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