Volontariato a Padova: «Spazi insufficienti, il sogno è la cittadella»

Niccolò Gennaro, direttore del Csv: «Su via Cornaro c’era un ragionamento aperto. In futuro bisognerà co-progettare»

PADOVA. «Forse è il momento di riconsiderare l’idea di una cittadella del volontariato che metta insieme tante associazioni. Ma dovrebbe essere l’amministrazione comunale a guidare l’operazione, coinvolgendo tutti, valutando la formula, i bisogni, gli spazi disponibili». Niccolò Gennaro, direttore del Csv, parte dalla fine, dal sogno di una sede per ogni associazione. Ammettendo che però è difficile da realizzare.
una sede per tutti.

«Se siamo capitale europea del volontariato è perché abbiamo un tessuto associativo tra i più ricchi d’Italia e del continente», dice Gennaro. «È difficile accontentare tutti, servirebbero tanti spazi. Parlo di sedi dove riunirsi, ma soprattutto di luoghi dove svolgere le attività, che sono ancora più difficili da trovare». Comune, Diocesi, lo stesso Csv sono costantemente alla ricerca di spazi. «Ma c’è sempre carenza», prosegue Gennaro.

Lo sgombero

Il blitz all’ex macello ha spiazzato anche il Csv. «Conosciamo i problemi di quello spazio, ne stavamo discutendo da tempo con le associazioni della Clac», racconta il direttore. «Ma sono quarant’anni che i problemi strutturali dell’ex macello sono argomento di discussione e la tempesta estiva dell’estate scorsa li ha ulteriormente aggravati, rendendo irraggiungibili spazi che prima erano frequentati. Non siamo in contatto con l’amministrazione e non ci aspettavamo uno sgombero, anche perché erano aperti tanti ragionamenti su come tutelare il bene più prezioso che è l’impegno dei volontari, il loro lavoro. Ci siamo trovati di fronte al fatto compiuto».

L’impegno

Al Csv si lavora senza sosta per aiutare le associazioni che chiedono spazi per le attività. «Di nostro possiamo offrire qualche stanza», spiega Gennaro. «In alternativa cerchiamo di promuovere sinergie tra le associazioni, così che possano avere gli spazi necessari senza spendere troppo. Oppure proviamo a trovare soluzioni non troppo onerose, supportando la progettazione di un affitto che poi consenta di accedere a contributi o finanziamenti o che sia sostenibile con gestioni oculate delle risorse. È tutto quello che possiamo fare». E non sempre basta, visto che a rotazione c’è sempre qualcuno che rimane “scoperto”.

«La soluzione è probabilmente quella di mettersi insieme, co-progettare e condividere», conclude Gennaro. «È una sfida che siamo chiamati ad affrontare per il futuro, non solo per le associazioni. Sapendo che in tanti casi è molto difficile, ma anche che non ci sono tante alternative». —

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