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Oasi Ca’ di Mezzo, da 20 anni depura i fiumi inquinati

Un progetto innovativo che è diventato un modello per la tutela dell’ambiente Una trentina di ettari tra il Canal Morto e il Bacchiglione per la fitodepurazione

Alessandro Cesarato
1 minuto di lettura



Un depuratore naturale delle acque inquinate dei fiumi come valida alternativa a costosi, e talora meno efficienti, depuratori artificiali. Con questi propositi due decenni fa è nata l’Oasi di Ca’di Mezzo, una trentina di ettari di terreno incuneati tra il Canal Morto e il fiume Bacchiglione, strappati all’agricoltura e allagati per dare vita a un bacino di laminazione funzionale alla fitodepurazione delle acque.

In pratica per favorire i naturali processi di depurazione da sostanze inquinanti, resi possibili grazie al potenziamento del ciclo naturale dell’acqua. Nei giorni scorsi, in un convegno che si è tenuto in Corte Benedettina a Correzzola, il consorzio di bonifica Adige Euganeo e l’Università di Padova, artefici principali dell’oasi, hanno ripercorso questi primi vent’anni di un progetto al tempo innovativo e sperimentale che ha dimostrato di potere poi diventare un modello capace di coniugare l’aspetto ambientale con efficaci strategie di salvaguardia degli ecosistemi e di riqualificazione territoriale.

Nel 1999, grazie ad un finanziamento di circa un miliardo di lire della Regione, il Consorzio ha potuto realizzare quest’area umida, con la finalità di attuare processi di fitodepurazione delle acque di scolo del canale consorziale Altipiano e contribuire così al disinquinamento della Laguna.

L’area è stata la prima e la più grande d’Italia ed è stata ideata con il supporto del L. A. S. A. dell’Università di Padova che ne continua tutt’oggi il monitoraggio della qualità delle acque e ambientale. L’area umida può invasare fino a 500 mila mc d’acqua, permettendo di allungare il tempo di permanenza delle acque a contatto con le piante, aria, terreno, facilitando tutti i fenomeni fisici, chimici, biologici naturali della fitodepurazione oltre che un utile invaso di piena anti allagamento della zona.

È in grado di filtrare e sottrarre alla Laguna circa 50 tonnellate di azoto e 5 di fosforo l’anno, provenienti dai 9. 700 ettari coltivati a monte. L’area umida è stata realizzata non solo per migliorare la qualità delle acque superficiali ma anche per ricreare un ambiente naturale ideale per molte forme di vita. Una zona ricca di biodiversità (gestita da Legambiente di Piove di Sacco che organizza eventi e visite guidate) dotata di sentieri e di un funzionale osservatorio.

L’oasi è diventata particolarmente importante per la riproduzione e lo svernamento degli uccelli. Molti piccoli mammiferi trovano inoltre nicchie ecologiche adatte alla loro sopravvivenza. Sono anche presenti alcuni fiori protetti, ormai in rarefazione nel resto del territorio nazionale. «Ca’di Mezzo» ricorda Giuseppe Gasparetto Stori del consorzio Adige Euganeo «è stata la prima oasi di queste dimensioni realizzata in Italia ed ha avuto un ruolo molto importante per la progettazione e realizzazione di tutti gli impianti costruiti successivamente». –



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