Scomparsa Samira, il marito non ha dubbi. «Controllate nei casolari di Solesino»

Mohamed, indagato per omicidio, è convinto la donna si trovi lì, forse rapita. Ma gli inquirenti cercano il corpo  

STANGHELLA. «Controllate i casolari abbandonati di Solesino. Samira è lì». Mohamed Barbri ne è convinto. Ne è così convinto che – attraverso i media nazionali – invita le autorità a indirizzare le ricerche fuori dal territorio comunale di Stanghella, il paese di residenza di Samira e l’ultimo in cui è stata vista la donna lo scorso 21 ottobre.

Il 39enne, marito della marocchina scomparsa, indagato per omicidio e occultamento di cadavere, è attualmente in silenzio stampa.


RICERCHE NEI CASOLARI

In una delle sue ultime dichiarazioni, in questo caso alla troupe di “Chi l’ha visto? ”, Barbri ha ribadito una sua forte convinzione: Samira è sparita molto probabilmente mentre andava al lavoro. L’uomo non ha mai saputo chiarire agli inquirenti dove fosse attesa, in quel 21 ottobre, la moglie 43enne: in un dialogo tra i due, il giorno prima, Samira aveva annunciato che in mattinata successiva avrebbe provato un nuovo impiego come collaboratrice domestica, senza però specificare dove e per chi. «Non chiedevo mai, lei era autonoma e in quel caso non mi aveva detto il nome del datore di lavoro», ha ribadito a più riprese il marito. Che, nel corso della trasmissione di Rai 3, ha invitato le autorità a ispezionare i casolari abbandonati del territorio comunale di Solesino. Spesso e volentieri Samira si era infatti spinta fuori da Stanghella per motivi di lavoro. Forse quella mattina qualcuno l’ha intercettata, rapita e portata in una delle numerose cascine abbandonate della zona? Questa, a quanto pare, è la convinzione di Barbri e anche di alcuni familiari della donna.



MOLTE ANOMALIE

Ci sono tuttavia numerose anomalie in questa ricostruzione, a partire dal mancato ritrovamento della bicicletta e dalla presenza in casa dei documenti di identità della figlia di Samira e Mohamed. Mai – e anche in questo caso la conferma arriva da uno zio di Samira e dalla madre della donna – Samira usciva senza i documenti della bimba. Prima di uscire di casa, la 43enne metteva in borsa la sua carta d’identità e quella della figlioletta.

Nel giorno della scomparsa, invece, i documenti della bimba erano a casa, custoditi in un armadio. Perché? Forse la madre marocchina non aveva in programma di uscire? Forse è stata “prelevata” direttamente dalla sua abitazione di via Statale?

E poi: data per certa e dimostrata la gelosia dell’uomo, come è possibile che il marito non avesse chiesto alla moglie con chi avesse avuto appuntamento in quel 21 ottobre?

Una domanda lecita, a maggior ragione dopo che lo stesso uomo ha ammesso che, in certi casi, era solito raggiungere la moglie sul luogo di lavoro per attendere che terminasse il suo impiego.



LA PISTA DELL’OMICIDIO

La cosa certa è che la Procura di Rovigo ha ormai accantonato sia la pista dell’allontanamento volontario della donna sia quella dell’incidente. Le attenzioni sono tutte sull’ipotesi di omicidio e sulla figura del marito Mohamed Barbri, che in realtà è iscritto nel registro degli indagati ormai da qualche settimana – la notizia è stata resa nota solo l’altro ieri – e che al momento non è oggetto di alcuna restrizione della libertà.

L’altra certezza, senza alcun elemento chiaro in mano, è che ormai non si spera più di trovare in vita Samira. Il ritrovamento del corpo, a questo punto, diventa fondamentale per poter definire il perimetro del reato, ma anche per porre fine ad una tragedia che ormai da due mesi coinvolge un marito, una figlioletta e molti familiari che peraltro vivono in Marocco.


 

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi