«Nell'Alta Padovana liste d’attesa lunghe mesi dopo la fusione con l’Usl 6»

Mobilitate sette sigle sindacali dei pensionati: «Neanche i servizi sociali erano un problema, ora senza i comuni e il volontariato sarebbe il caos»

Liste di attesa lunghe mesi. Altrimenti si finisce nel limbo del “galleggiamento” nella speranza che qualcuno si ritiri per entrare nella lista vera e propria e aspettare il proprio turno. Oppure ci si sposta in altri ospedali a pagamento. Una situazione paradossale, cui le organizzazioni sindacali dei pensionati dicono “no”. Un sistema che non regge e a farne le spese sono i pazienti, soprattutto quelli più deboli come gli anziani, quelli soli, con difficoltà economiche e di spostamento.

Il grido d’allarme viene proprio da loro e a coglierlo sono le organizzazioni sindacali che ogni giorno ricevono stimoli e sollecitazioni. Sindacati che oggi, uniti, chiedono la costituzione di un tavolo permanente di confronto con i comuni e con l’azienda sanitaria. A lanciare la proposta sono Spi-Cgil e Cupla Padova (Comitato unitario pensionati lavoro autonomo) che raggruppa 7 sigle (Confagricoltura Anpa, Anp Cia, Federpensionati Coldiretti, Cna Pensionati, Anap Confartigianato, 50& Più Ascom, Confesercenti).


Partono dal presupposto dei tempi di attesa inconcepibili per le visite specialistiche: cardiologia, radiologia, ma a volte anche specifici esami del sangue o visite per l’osteoporosi, fino a 7 mesi in avanti. «È necessario un confronto con comuni, conferenza dei sindaci e Usl 6 Euganea», incalza Maurizio Zancopè dello Spi Cgil Alta padovana. «Con una lettera ai sindaci, abbiamo chiesto l’incontro e l’adesione a un progetto che veda uniti sindacati e comuni per risolvere le problematiche delle liste di attesa. Ma anche quelle che riguardano l’assistenza domiciliare integrata per garantire i servizi omogeneamente in tutto il territorio, come previsto nel nuovo piano socio-sanitario regionale. I comuni versano, con costi notevoli, le quote per la delega dei servizi sociali già dagli anni Ottanta. L’ex Uls 15 era un modello da esportare. Con l’accorpamento i bilanci del sociale e del sanitario sono stati divisi e le compensazioni cessate. In questo processo crediamo che la voce dei sindacati debba essere considerata. Altri due temi a cui teniamo sono l’avvio di medicina di gruppo e la prevenzione territoriale strutturata e programmata».

Il tavolo permanente dei sindacati dei pensionati parte dall’ambito piazzolese che conta 45.000 abitanti in 7 Comuni (Piazzola, Campo S. Martino, Campodoro, Curtarolo, Gazzo, Grantorto e Villafranca padovana). «Vogliamo fare massa critica in tutta l’Alta padovana, allargandoci anche agli altri distretti dell’Usl 6», aggiunge Dino Milanello di Anp Cia. «È un incontro storico: 7 sigle sindacali per un obiettivo unico e trasversale: l’accessibilità dei servizi sanitari per i cittadini più fragili».

«Siamo disponibili al confronto e a far da sentinelle» precisa Giampietro Badan di Ascom, «e pronti alla mobilitazione per difendere i diritti delle persone». Bruno Osto della Coldiretti pone anche il tema della solitudine dell’anziano: «Vogliamo capire ad esempio quanti comuni hanno attivato i pasti caldi a domicilio per gli anziani soli». «F ortunatamente abbiamo la grande risorsa del volontariato», ammette Sergio Nucibella della Confagricoltura, «che garantisce tanti servizi, come il trasporto sociale. Le sole risorse pubbliche non bastano». «Le relazioni politico-sindacali sono in grado di tracciare assieme ai comuni un percorso per al soluzione di tutte le questioni sanitarie. Siamo fiduciosi di avere la collaborazione dei sindaci». —
 

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi